
Questo non è un report dell’assemblea del 6 marzo scorso, che ha visto un confronto tra i movimenti in difesa del verde e chi anima il percorso di Un Altro Piano per Torino, assemblea che dal 2023 si batte contro la proposta del nuovo piano regolatore targato Mazzoleni. Non è un report perché sarebbe impossibile riportare la ricchezza del dibattito di quel pomeriggio: si tratta invece di un insieme di note che vogliamo rendere pubbliche per proseguire in altra forma le riflessioni nate nell’assemblea che ha visto protagonisti, i movimenti, i quali si sono presentati raccontandosi uno per uno nelle loro diversità e ricchezza di esperienze.
Ascoltando i loro interventi, ci è sembrato che emergano in tutte le vicende raccontate elementi i quali ritornano come centrali, meritevoli quindi di approfondimento: punti di contatto che si ripresentano ogni volta e risultano essere elementi chiave per la realizzazione dei progetti relativi ai parchi del Meisino e della Pellerina, al giardino Artiglieri da Montagna e all’alberata di corso Belgio.
Il primo elemento ricorrente è ovviamente quello economico e non potrebbe essere diversamente nella nostra società capitalistica. I casi di Meisino e corso Belgio sono stati conseguenza entrambi di fondi straordinari arrivati in città con l’imposizione di essere impiegati in tempi determinati nonché stringenti. L’origine di questi fondi non è però la stessa: per la “cittadella” dello sport al Meisino i fondi arrivano dal PNRR, mentre per corso Belgio da un fondo statale straordinario per la sostituzione delle alberate nelle grandi città. Ciò che li accumuna è il fatto di essere denaro liquido entrato nelle casse dissestate del nostro comune il quale li ha impiegati per interventi massivi in aeree di verde pubblico per anni dimenticate e private di cura e di manutenzione.
Le casse dissestate del Comune di Torino risultano anche essere il vulnus alla base della vendita nel 2013 del parco degli Artiglieri all’immobiliare legata a EsseLunga, vicenda che ha anche avuto un risvolto giudiziario, con l’assoluzione in Corte di Cassazione ottenuta da poco dall’ex sindaca Appendino accusata di falso ideologico. Il verde della città (s)venduto direttamente ai privati per far quadrare il bilancio comunale. Un finanziamento è anche all’origine del progetto della Pellerina: in questo caso è l’INAIL a finanziare la maggior parte della progettata costruzione del nuovo ospedale che determinerà la devastazione di una buona parte dell’attuale parco.
Un altro elemento di contatto ci pare determinato appunto dal disastro ecologico e dal dissesto che le opere finanziate comportano. A questo proposito la scelta del parco della Pellerina per installare un nuovo ospedale resta inspiegabile, in quanto i terreni scelti sono a rischio alluvione e già in passato son finiti sott’acqua a causa delle esondazioni delle Dora alla confluenza con il torrente Pellerina. Rileviamo in questo caso una superficiale (o del tutto assente) fase progettuale, così come pure per gli interventi al Meisino: pure qui le edificazioni non hanno preso in considerazione il fatto che l’area è alluvionabile, peggiorando così la situazione preesistente e modificando irrimediabilmente il territorio.
Traspare inoltre una evidente “incapacità” della normativa di riferimento a tutelare realmente il territorio. L’abbondanza di disposizioni in materia ambientale, di tutti i livelli (locale, regionale, nazionale, europeo), spesso per il modo ambiguo in cui sono formulate e per la loro impostazione morbida, viene facilmente disinnescata e piegata dalle amministrazioni e dagli enti che la applicano. Nessun caso è più emblematico del Meisino, area fragile e unica, protetta dalle direttive europee, in cui il centro per l’educazione ambientale è riuscito ad atterrare senza alcun ostacolo procedurale, con l’avallo dell’Ente di gestione delle Aree Protette del Po piemontese. Per forzare l’ammissibilità dell’ospedale alla Pellerina sono invece state modificate e/o derogate disposizioni di numerosi piani locali (piano regolatore, piano acustico, regolamento edilizio, ecc.). L’ordinamento d’altra parte predispone, per chi difende quartieri e natura, una giustizia costosa e poco equa e garantisce la possibilità di spegnere legittime e pacifiche contestazioni in modo sproporzionato e violento, permettendo di colpire persone che presidiano parchi e spazi pubblici con pesanti denunce e sanzioni. Risultano essere invisibili invece per chi vigila molte gravi irregolarità (come le violazioni sulla sicurezza dei cantieri e le dichiarazioni false dell’amministrazione comunale, ad esempio al Meisino e per gli alberi di corso Belgio).
Un’altra riflessione va certamente dedicata alle responsabilità politiche delle scelte che hanno portato ai disastri contro cui stanno lottando i comitati, in generale imputabili al Comune di Torino: gli assessori al verde o allo sport per l’operazione “cittadella dello sport” al Meisino e per la distruzione dell’alberata in corso Belgio, gli assessori al verde e all’urbanistica per il progetto del nuovo ospedale alla Pellerina. La giunta guidata da Lo Russo non si è fatta alcuno scrupolo nel respingere le legittime richieste della cittadinanza riunita nei comitati, anzi ha usato anche la forza pubblica per allontanare chi tentava di difendere questi luoghi, costruendo una narrazione in cui semplici cittadine e cittadini diventavano un ostacolo allo sviluppo, al futuro e al benessere di questa città. Forze politiche come il PD, quando governano i territori, mostrano di non avere alcuna differenza con le cosiddette “destre”: la votazione in Consiglio Comunale del Progetto preliminare del nuovo paino regolatore avvenuta il 16 marzo lo dimostra, nessun partito della maggioranza (PD, AVS e Moderati) e dell’opposizione (Lega, M5S, FdI e FI) ha votato contro perché l’affare del cemento in questo paese è intoccabile. Se scendiamo più nei particolari, che sono emersi anche nell’assemblea del 6 marzo, risulta funzionale anche il ruolo di una forza politica, come Sinistra Ecologista, che si definisce proprio “ecologista”! Nel caso del parco del Meisino è stata proprio questa forza politica a proporre e far approvare modifiche al progetto non sostanziali e che non hanno fermato le colate di cemento, ma hanno però permesso alla Giunta comunale di dichiarare di aver accolto le richieste della cittadinanza e che chi continuava a criticare il progetto mentiva e intendeva solamente far perdere un’occasione importante per la “rigenerazione” del parco!
Il confronto con i comitati nell’assemblea del 6 marzo ha reso evidente che, pur in queste condizioni, in cui la mobilitazione sembra inefficace e non in grado di costituire un argine sufficientemente forte alle aggressioni del sistema, l’unica strada percorribile rimane quella costituita dal gesto semplice di difendere gli spazi di tutt* con la propria presenza, averne cura attraverso attività gestite dal basso, continuare a sviluppare conoscenze scientifiche approfondite riguardo ai luoghi che abitiamo e insistere nel tentare di intaccare la rassegnazione di chi dice “ma tanto non cambia niente”. Vanno invece denunciati e attaccati quei partiti che continuano a devastare il nostro territorio: le decisioni non sono prese da una intelligenza artificiale, ma hanno nomi e cognomi e appartenenza politica! È evidente che queste forze politiche non possono rappresentare i movimenti di protesta nati in città e ormai è chiaro che non sono neanche capaci di dialogare con loro democraticamente: sarebbe meglio quindi se si dimettessero in blocco dai loro incarichi e togliessero il disturbo!