Ci eravamo augurati che molti comitati, movimenti dal basso e singoli/e cittadine si facessero promotori della presentazione di osservazioni al progetto preliminare di nuovo Piano Regolatore della Città per restituire al Consiglio comunale, che rappresenta cittadine e cittadini, il pieno potere di governo del territorio a favore della collettività e non della proprietà privata.
Apprendiamo ora dall’assessore all’Urbanistica Mazzoleni che risulterebbero presentate 875 osservazioni, mentre a noi risultano numeri di protocollo superiori ai 1100. Segno che la trasparenza non è ancora il forte della procedura di approvazione della documentazione urbanistica fondamentale per il futuro di Torino. Ma segno anche del vasto interessamento de* torinesi alle nuove scelte urbanistiche de* consiglier* di maggioranza, che dalla documentazione disponibile:
– non promuovono i servizi pubblici né la tutela del verde pubblico. ma densificano le aree già sature. Indifferenti verso l’emergenza abitativa, consentono nuovi milioni di metri cubi di cemento quando esistono migliaia di alloggi vuoti e rinunciano al potere di governo del territorio a favore del privato;
– con la perequazione lasciano largo spazio alla cosiddetta flessibilità e cioè a forme di
accomodamento tra interessi privati e collettivi nonché alla compravendita dei diritti edificatori. Non più decisioni assunte apertamente in Consiglio comunale, alla luce del sole e quindi della partecipazione democratica ma accordi tra tecnici comunali e proprietari terrieri, resi effettivi da sole delibere di Giunta;
– si guardano bene dal definire parametri certi per le regole urbanistiche, in particolare per gli standard a servizi, tanto che perfino la presidente dell’Associazione dei Costruttori, intervistata da La Stampa il 2 luglio scorso, lamenta la mancanza “di regole certe”. Ma nemmeno quelle abbastanza vaghe proposte dal progetto preliminare piacciono a Ferrovie dello Stato, il più grande proprietario terriero della città, che fa causa al Comune chiedendo addirittura il ritiro del progetto stesso, come riportato dal Corriere Torino il 24 luglio.
Un progetto che ribalta la normativa urbanistica finora esistente, a partire dall’art. 42,2 del Testo Unico Enti Locali – DL 267/2000 che attribuisce al Consiglio comunale il potere di decidere in merito ai piani territoriali e urbanistici e la competenza sui programmi annuali e pluriennali per la loro attuazione.
L’assessore all’urbanistica Mazzoleni si propone di accogliere circa il 30% delle osservazioni proposte e di concludere le controdeduzioni con l’approvazione da parte della Giunta da sottoporre poi al voto del Consiglio comunale. Solo allora sapremo se e quali delle nostre osservazioni saranno state accolte. La partecipazione democratica rimane ancora una volta aria al vento.