L’intelligenza artificiale arriva in Comune e mette mano al Piano Regolatore

Il Corriere della Sera di Torino lunedì 15 giugno ci informa che l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni, nonostante le quattro indagini milanesi che lo riguardano, anche per le palazzine costruite nei cortili delle abitazioni, a Torino «può dormire sonni tranquilli», perché le osservazioni al suo Piano (De)regolatore Comunale saranno gestite dall’Intelligenza Artificiale.

Invitiamo invece i cittadini e le cittadine torinesi a non dormire sonni altrettanto tranquilli: il Piano Regolatore presenta numerosi aspetti che minacciano di ridisegnare la nostra città in direzioni che non sono state coprogettate con noi che vi abitiamo e l’affidamento all’AI della gestione delle osservazioni inviate da cittadine e cittdani, ambientalist* e specialist* del settore è un ulteriore elemento di forte inquietudine.

L’obiettivo dichiarato è “velocizzare”, in modo da approvare il Piano definitivo entro la fine del mandato Lo Russo, addirittura a luglio. Ora, velocizzare l’adozione di un Piano Regolatore che consentirà nuove edificazioni e consumo di suolo può essere interesse della Giunta Lo Russo, per capitalizzare il favore di costruttori e immobiliaristi (in particolare di quelli grandi, favoriti a scapito dei medio-piccoli). L’opposto interesse della cittadinanza è invece che questo Piano sia discusso e riveduto, prendendo tutto il tempo che serve, mentre pare già scontato che sarà adottato senza modifiche sostanziali, anche se la sua impostazione generale e i suoi dettagli sono oggetto di diffuse contestazioni da parte di architetti, ecologisti, cittadini.

Ad Assemblea Un Altro Piano per Torino risultano osservazioni registrate con numeri superiori a 1170: Mazzoleni insiste che quelle effettive sono 860, perché il sistema avrebbe conteggiato ogni scheda aperta, anche quelle non concluse. A noi pare difficile che le schede aperte e non concluse siano state 300 e passa.

Stando all’articolo del Corriere, il 60% delle osservazioni attaccano le norme generali: e questo dovrebbe imporre una profonda riflessione sull’impostazione del PRG, e spingere a rallentare, non ad accelerare, la sua approvazione. Invece per gestire le osservazioni si userà l’intelligenza artificiale: ben 20 licenze dell’azienda statunitense Anthropic, acquistate all’uopo dal Comune, ovviamente con soldi pubblici e affidamento diretto: non per rispondere alle osservazioni, afferma Mazzoleni, ma per raggrupparle secondo le tematiche.

Ora, per raggruppare le osservazioni secondo le tematiche non è mai stata necessaria l’intelligenza artificiale. E, soprattutto, esse sono già suddivise, dato che nella compilazione era già chiesto di indicare se l’osservazione riguardasse l’urbanistica o l’ambiente e di far riferimento a un documento del Piano Regolatore o a una norma di legge, di regolamento ecc. Per cui il sistema di raccolta stesso consente già di fare analisi e raggruppamenti, tant’è che nell’articolo si menzionano già precise percentuali sui mittenti (tipo: il 27% sono i grandi operatori), sia sul contenuto (il 5% riguarda la perequazione, il 40% luoghi specifici ecc.).

In sostanza, se veramente le osservazioni sono “solo” 860, suddividerle è un lavoro che due funzionari potrebbero svolgere al massimo in una settimana. Molto più difficile è rispondere entro luglio, rigettandole o inventando rassicurazioni, a tutte quelle osservazioni, che riguardano anche il fatto che il PRG abbia totalmente ignorato norme cogenti, pure dell’Unione Europea, come il Nature Restoration Regulation. Per quell’arrampicata sugli specchi effettivamente possono essere indispensabili i circuiti della mente superiore e la suadente voce dell’Intelligenza Artificiale.

(Quanto all’assessore virtuale di Acqui Terme, a Torino ne abbiamo già una e non funziona: si chiama Chiara Foglietta, assessora alla Transizione Ecologica e alle politiche per l’Ambiente ed è un puro ologramma. Compare a festival e inaugurazioni, mentre è totalmente assente nel dibattito pubblico sulla gestione del verde, sulla devastazione delle riserve naturali e la mercificazione dei parchi, sull’acqua pubblica, compresi i risvolti ambientali del Piano Regolatore: cittadini acquesi, sapevatelo).

Piano Regolatore: facciamo emergere le osservazioni, apriamo il dibattito pubblico

Il 22 maggio si è chiusa la fase di presentazione delle osservazioni al progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore di Torino. Cittadin*, associazioni, comitati, movimenti, gruppi e realtà sociali hanno quindi dedicato tempo ad analizzare un documento (volutamente) molto complesso e di difficile accessibilità, ma destinato a condizionare il futuro della città per i prossimi decenni.

Nei giorni successivi, l’assessore all’Urbanistica Mazzoleni ha dichiarato sul proprio profilo Instagram che sarebbero pervenute circa 850 osservazioni. Eppure, a Un Altro Piano per Torino risultano diverse ricevute delle istanze con numeri superiori al 1100 (per esempio l’istanza OSSERVAZIONI_PRG.2026.0001172), rilasciate dall’unico canale ufficialmente consentito per la presentazione. Non sappiamo se la differenza (di oltre 300 numeri) dipenda da ragioni tecniche, amministrative o di altro tipo. Certamente però la trasparenza e la partecipazione democratica impongono che il Comune pubblichi informazioni chiare, verificabili e diffuse attraverso i canali istituzionali, non affidate esclusivamente alla comunicazione personale sui social network di un assessore.

L’esigenza di trasparenza appare ancora più importante se si considera che la fase di raccolta delle osservazioni si è svolta attraverso una procedura esclusivamente online, con accesso tramite certificazione informatica, gestita con modalità che molt* cittadin* hanno trovato poco chiare e poco accessibili. A ciò si è aggiunta la totale mancanza di una campagna di informazione e accompagnamento da parte del Comune che incentivasse e facilitasse la partecipazione, spiegando in modo comprensibile anche i contenuti del nuovo Piano Regolatore: un piano destinato a orientare le trasformazioni della città nei prossimi decenni avrebbe richiesto un investimento ben maggiore nella comunicazione pubblica, nel confronto aperto e negli strumenti di partecipazione.

Invitiamo quindi tutte le persone, le associazioni, i comitati, i gruppi e le realtà sociali che hanno presentato osservazioni al Piano Regolatore a renderle pubbliche, perchè tutta la città possa conoscere le critiche e le richieste di modifica avanzate rispetto al progetto preliminare. È importante sapere quali questioni sono state sollevate sui temi del consumo di suolo, della rigenerazione urbana, dei servizi, del verde, della mobilità, della casa e, più in generale, sul modello di città che il Piano prevede.

Un Altro Piano per Torino si rende quindi disponibile a raccogliere e rendere visibili queste osservazioni tramite il proprio blog: scrivendo a apto@inventati.org, possono essere inviati i testi integrali, da pubblicare se brevi oppure da rendere scaricabili tramite link se si tratta di documenti, ma si possono anche inviare direttamente i link a documenti e siti in cui i testi delle osservazioni sono già stati pubblicati.

Le osservazioni non devono restare chiuse nei cassetti dell’amministrazione o essere conosciute soltanto da chi sarà chiamato a esprimersi sul loro accoglimento o rifiuto, le questioni poste da cittadin* singol* oppure organizzazioni riguardano l’intera comunità di abitanti e devono diventare oggetto di una discussione pubblica, che è nostra intenzione alimentare.

Nei prossimi mesi il Comune prenderà le decisioni su cosa conterrà il Piano Regolatore definitivo anche accettando oppure rifiutando le osservazioni: è fondamentale che però la discussione non si esaurisca nelle procedure amministrative ma occupi anche lo spazio pubblico, coinvolgendo quindi la cittadinanza e tutte le realtà interessate. Pertanto tutt* sono invitat* fin d’ora a partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà presso il CSOA Gabrio lunedì 29 giugno alle ore 18, di cui daremo ulteriore comunicazione.

Una mostra con brindisi per sindaco e assessore è sufficiente per presentare alla città il prossimo Piano regolatore

Sorrisi, capelli in ordine, giacche e vesti fruscianti, scarpe lucide, qualche tacco a spillo e a far da sottofondo il botto dei tappi di spumante: il bel mondo del comune di Torino e dei costruttori festeggia, venerdì 7 maggio pomeriggio, l’apertura della “mostra” sul preliminare del Piano regolatore organizzata da Urban Lab.

La mostra, informa il suo presidente Boccardo, è costruita su due livelli, ovvero per spiegare cos’è un piano regolatore e cos’è quello nuovo di Torino, con 3 sale le quali  presentano prima la città che verrà, poi le parti che compongono il piano e infine le strategie per raggiungere la “città desiderata”. Insomma la mostra è realizzata per glorificare il progetto preliminare come se fosse una “cosa fatta”, mentre sono ancora numerosi i passaggi che precedono la sua approvazione. La quale, se tutto va come prevede la giunta comunale, avverrà a febbraio del 2027.

Più cauti di Boccardo sono il sindaco Lo Russo e il suo assessore all’urbanistica Mazzoleni. Dal discorso del sindaco scopriamo il segreto di questo nuovo piano regolatore: udite udite … la nostra città è caratterizzata da una forte identità di quartiere, “più che cittadino di Torino, un abitante vi dirà io sono di Santa Rita, io sono di Vanchiglia, io sono di Vallette”, per questo il livello di quartiere sarebbe stato centrale nell’effettuare le scelte operative del nuovo piano (anche se non spiega come).

Dopo aver parlato a lungo di questa “scoperta” dei quartieri, di cui senza ombra di dubbio in città nessuno si era mai accorto, il sindaco ha elencato gli elementi che compongono il prossimo piano regolatore, tra cui l’ormai famosa “perequazione” la cui spiegazione viene dribblata con eleganza definendola “troppo tecnica e complicata”. Come complicato, ci informa sempre il sindaco, è riuscire a “scovare e leggere i documenti del Piano, pubblicati solamente online: da qui nasce l’idea della mostra” (da notare però che questa NON li contiene i documenti del piano medesimo). Per finire il sindaco spiega che fino al 22 maggio c’è la possibilità di presentare “osservazioni”, invitando chi è presente a inviarle esclusivamente tramite la procedura online: ma, ci avvisa, è “difficile se non siete del mestiere”.

Nel frattempo sopraggiunge trafelato anche l’assessore Mazzoleni, che interviene per ricordare quanto è “difficile” scrivere un piano regolatore, quante persone ci hanno lavorato e, con un’inedita “captatio benevolentiae” comunica di attendere le nostre osservazioni, che aiuteranno a rilevare gli errori SICURAMENTE presenti nell’elaborato. E anche lui conferma che, però, presentare le osservazioni è difficile.

Inchieste urbanistiche e udienze giudiziarie: sia a Milano che a Torino il comune fa finta di niente

Oltre 3 anni fa la procura di Milano, su specifica denuncia di cittadin* residenti, apriva l’inchiesta relativamente al palazzo costruito in un interno cortile di piazza Aspromonte e denominato “Hidden Garden”.

L’inchiesta “Hidden Garden” scoperchiò quello che è stato definito dai giornali il “sistema Milano”, ovvero la deregulation urbanistica voluta dal sindaco Sala per attirare i fondi immobiliari esteri, sistema che si basava sulla compiacenza degli uffici comunali per cui venivano accettate delle semplici dichiarazioni di inizio lavori autocertificate (denominate SCIA) per costruire anche palazzi oltre i 10 piani al posto di edifici di uno solo. Fin da subito tra i nomi finiti nelle indagini dei pubblici ministeri apparve anche quello dell’attuale assessore all’urbanistica del Comune di Torino Paolo Mazzoleni, che fino a oggi è stato coinvolto in 4 diverse inchieste.

Concluse le indagini, la settimana scorsa si è tenuta la prima delle udienze preliminari al processo “Hidden Garden” vero e proprio, nel corso delle quali il giudice delle udienze preliminari (GUP) valuterà il rinvio a giudizio o meno degli accusati dei reati ravvisati dal pubblico ministero. Della seduta ha dato notizia la Testata Giornalistica Regionale RAI della Lombardia con un servizio, ritrasmesso poi dall’edizione del Piemonte nella serata, al cui interno è presente anche un’intervista all’assessore Mazzoleni: notizia  completamente ignorata invece dalle cronache torinesi dei quotidiani nazionali ma ripresa  da qualche testata locale  on line.

Le novità emerse dalla prima udienza sono state che nel corso della seconda, prevista per il prossimo 30 aprile, verrà interrogato proprio Mazzoleni e che sono stat* ammess* come parti civili, “in sostituzione” dell’amministrazione comunale, le e i cittadin* milanesi, attiv* in vari comitati, che con un’azione popolare avevano chiesto di poterlo fare  per sopperire alla mancata presenza del Comune di Milano in quel ruolo.

Malgrado le quattro indagini a suo carico, il sindaco Lo Russo e la sua maggioranza avevano lasciato nelle mani di Mazzoleni medesimo l’elaborazione del nuovo Piano Regolatore Comunale di Torino, la cui stesura preliminare è stata poi approvata dal Consiglio comunale il 17 marzo scorso. Come già in passato continuiamo a esprimere i nostri dubbi sul fatto che una persona coinvolta in inchieste su reati edilizi possa  ricoprire la carica di assessore all’urbanistica, vista anche proprio la specificità delle accuse.

Se si arriverà però anche al rinvio a giudizio dell’assessore per la speculazione di via Aspromonte, auspichiamo che il Sindaco e il Consiglio comunale revochino o sospendano sia l’incarico all’assessore medesimo sia l’approvazione del suo piano regolatore, prevista per fine 2026: ciò per escludere la possibilità che lo strumento urbanistico destinato a regolare la città nei prossimi decenni possa finire per essere legato al nome di chi potrebbe essere condannato per reati proprio in materia urbanistica. Piano il cui iter di approvazione, oltretutto, grazie a un accordo voluto dal sindaco Lo Russo con l’amministrazione regionale del Piemonte di destra e il tacito consenso sempre della destra in Consiglio Comunale, è stato drasticamente accorciato come tempistiche (e compromesso come possibilità di approfondimento) in modo da poter essere completato entro il mandato elettorale  in corso e diventare quindi oggetto della campagna elettorale dell’amministrazione comunale uscente per le ricandidature alle nuove elezioni nella primavera 2027.

Il piano deregolatore di Torino. Uno studio sugli usi temporanei

Dall’autunno del 2023 come assemblea Un Altro Piano per Torino seguiamo la genesi del nuovo piano regolatore generale per conoscerne a fondo gli obiettivi, criticarne gli aspetti problematici e al contempo immaginare un piano regolatore alternativo, dal basso, capace di rispondere alle esigenze di chi abita la città. Sin dall’inizio l’assemblea ha istituito dei gruppi di lavoro per elaborare approfondimenti tematici puntuali: un gruppo si occupava di politiche abitative, uno di ambiente, un altro di sanità. C’era ancora un gruppo di lavoro dedicato alla “narrazione” e alla “comunicazione” e aveva il fine di studiare i discorsi delle classi dirigenti impegnate a sviluppare il nuovo piano regolatore, individuarne l’ideologia e gli obiettivi e procedere alla decostruzione. Se i primi gruppi avevano l’ambizione di immaginare un piano regolatore alternativo, l’ultimo intendeva invece smantellare i presupposti di quello in corso di elaborazione presso gli uffici del comune. Questo articolo intende ordinare i risultati della ricerca di quest’ultimo gruppo, e divulgarli.

Nel corso delle prime riunioni dell’intera assemblea si ragionava spesso su un aspetto che emergeva dal cantiere del nuovo piano regolatore: le regole urbanistiche in gestazione apparivano più flessibili e malleabili, in modo da rendere più semplice l’intervento dei privati desiderosi di investire sulla città e sugli spazi edificabili. La delibera sull’atto di indirizzo del nuovo piano regolatore del 2023 stabilisce di “prendere atto dei contenuti della Proposta Tecnica del Progetto Preliminare della Revisione del Piano Regolatore Generale della Città di Torino”. La Proposta Tecnica era stata redatta dalla giunta precedente nella speranza di realizzare una revisione del piano, poi naufragata. Tuttavia il nuovo piano parte dai presupposti della Proposta Tecnica. Il documento della “Relazione illustrativa generale” della Proposta Tecnica sostiene la necessità di garantire velocità d’intervento degli investitori e dunque di assottigliare le regole che vincolano l’azione trasformativa. Queste regole sono le destinazioni d’uso delle aree urbane, ovvero i vincoli definiti dal piano alle attività e alle funzioni realizzabili in un determinato spazio. Già la Proposta Tecnica intendeva rarefare le destinazioni d’uso: “La presente PTPP (Proposta Tecnica del Progetto Preliminare) […] prevede una […] riduzione [delle Aree Normative] da 23 a 13. Questo significa, ovviamente, una più estesa possibilità di intervento all’interno di ciascuna Area Normativa dell’edificato esistente […]. All’interno di ciascuna Area Normativa, la distribuzione delle destinazioni edilizie, seguirà pertanto un andamento maggiormente flessibile in relazione alle esigenze del mercato”. Il nostro gruppo di lavoro intendeva quindi ragionare su questo sogno di flessibilità per comprenderlo in modo dettagliato.

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Torino Va Veloce all’indietro

In questi ultimi mesi un insolito raptus di esternazioni sul nuovo Piano regolatore sembra aver colto il nostro assessore all’Urbanistica. Ma la sua Torino Va Veloce non ha contagiato i suoi uffici: finora non è stato reso pubblico alcun documento che traduca le sue frequenti affabulazioni, nero su bianco,  in tavole, mappe, grafici, relazioni, infatti non ce n’è traccia nel Geoportale sul sito internet del Comune.

I soli atti evidenti secondo i quali Torino Va Veloce, ma all’indietro, sono le delibere di approvazione dei progetti  di costruzione  in deroga ai vincoli vigenti del Piano Regolatore Generale  attuale, o di usi temporanei diversi da quelli consentiti dal piano stesso, annullando o limitando fortemente i suoi lacci e lacciuoli in previsione di quello nuovo, in cantiere da oltre 6 anni.

Dopo una così lunga sonnolenza urbanistica  non possiamo non collegare questi atti concreti alle recenti affabulazioni dell’Assessore Mazzoleni sulle magnifiche sorti e progressive che ci promettono il nuovo Piano regolatore e le sue nuove Forme di Riqualificazione Urbana, in cui la proprietà immobiliare privata potrà fare quello che vorrà senza dover più sottostare a forme di coordinamento e di rispetto delle regole urbanistiche attuali.

L’abitante di Torino che voglia sapere modalità e dimensioni  di quel che si prepara cercherà invano la relativa documentazione, benché l’Assessore parli di tempi stretti per l’approvazione da parte del Consiglio comunale sia del progetto preliminare del Piano, nei primi mesi del 2026, che del Piano definitivo (prima della scadenza dell’attuale consiliatura, a inizi 2027).

E’ vero che dopo l’approvazione del progetto preliminare sarà possibile presentare le osservazioni, ma in tempi ridotti e insufficienti  data la mole dei documenti da consultare.

Non è questa la partecipazione popolare alla formazione delle decisioni che sostanzia la democrazia istituzionale, ridotta così a pratica burocratica senza visione né respiro.

VOCI DAL PIANO REGOLATORE – il comunicato stampa del Comune

Ieri la Giunta comunale ha votato il progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore Generale, ne danno annuncio le voci del sindaco e dell’assessore in un lungo comunicato che però nuovamente non spiega nulla dei contenuti del testo.

Il sindaco afferma: “Quello approvato oggi è un progetto collettivo, nato da un percorso condiviso con cittadini, istituzioni, imprese e comunità locali”. Certamente non un percorso trasparente, ci viene da affermare in prima battuta, perché purtroppo le semplici cittadine/i come noi non possono accedere ai documenti  votati perché il Comune non rende più pubblici le delibere di giunta!

Il resto del comunicato è una facitura di buoni propositi e ideologia flessibile per nascondere il vero obiettivo del piano targato Lo Russo / Mazzoleni: aprire la strada agli immmobiliaristi e alla cementificazione. Per poterlo fare prevedono che la futura popolazione della città raggiungerà il numero di 1.050.000 abitanti, quasi 200.000 in più rispetto a quelli attuali, aggiungono i giornali nelle croniche torinesi che riportano il comunicato.

Un piano che viene raccontato come incentrato sui 34 quartieri della città, ma che in realtà con il sistema delle Figure di Ricomposizione Urbana (FRU) li ammassa in calderoni flessibili per piegare ogni bisogno e necessità di pianificazione e progettazione urbana agli interessi privati. Le 8 FRU descritte dal sindaco, che nel nuovo piano hanno sostituito le ZUT (Zine Urbane di Trasformazione) come strumenti di regolamentazione delle trasformazioni urbane, avranno però standard per i servizi (sanità, formazione, lavoro, etc.)  estremamente flessibili: secondo il sindaco saranno “standard prestazionali di sostenibilità richiesti per le nuove costruzioni e per gli interventi di demolizione e ricostruzione, aree con criteri innovativi di gestione” 

La promessa del consumo di suolo zero e di attenzione per l’ambiente, piu’ volte ribadita dall’assessore in Commissione urbanistica, risulta già smentita dal riferimento all’Ospedale Torino Nord all’interno del Parco della Pellerina e al “parco” nell’adiacente area Thyssen (che sappiamo verrà semplicemente messa in sicurezza ma non bonificata).

BENVENUTA SPECULAZIONE!

Osservazioni al piano regolatore in Commissione urbanistica: due ore dopo cinque anni

Giovedì 4 dicembre 2025 nel corso di una Commissione Urbanistica l’assessore Mazzoleni ha parlato delle osservazioni sulla proposta tecnica di revisione del piano regolatore, promossa dalla giunta Appendino nel 2017. Osservazioni che erano state dimenticate, nonostante l’assessore avesse ripreso nel 2023 proprio quella proposta, ormai datata, per avviare l’ultima fase della progettazione del nuovo piano regolatore e che “Un altro piano per Torino” e altri presentatori di quelle osservazioni avevano ripetutamente chiesto che ricevessero invece risposta esplicita, essendo state un momento di partecipazione ben piu’ consistente che non gli incontri di “Voci di quartiere” realizzati da assessore e Urban Lab.

L’assessore, nelle due ore di svolgimento della commissione, ha illustrato le osservazioni raggruppate per tipologia di oggetto e presentatori, affermando che la legge regionale sull’urbanistica prevede solamente che il Comune ne debba tenere conto nel formulare il progetto preliminare del piano. Pertanto chi aveva presentato un’osservazione dovrà andare a cercare nel suo testo la risposta e verificare se e come l’amministrazione comunale ne avrà tenuto conto!

Due ore in cui l’assessore Mazzoleni ha anche dato un’idea di come sarà cambiato il vecchio piano: trasformando l’ospedale pubblico Maria Adelaide in studentato privato o destinando 60.000 mq circa del parco pubblico della Pellerina a ospedale privato, liberalizzando i permessi di costruire e gli usi temporanei, consentendo che il verde naturale sia sostituito dal verde su soletta di cemento, accorpando gli standard urbanistici in una sola categoria discrezionale, consentendo lo smembramento di parti della città tra singole proprietà private tramite le Figure di Ricomposizione Urbana (FRU), prevedendo la monetizzazione dei servizi pubblici. Appare chiaro che i cinque anni dalla delibera di Proposta tecnica del progetto preliminare non sono peró passati inutilmente: sono serviti a smantellare sistematicamente il vecchio piano regolatore, ma senza sostituirlo con nuovi opportuni aggiornamenti che fossero utili a impedire il più possibile la libertà di azione degli speculatori fondiari e immobiliari.

L’eloquio accattivante con cui l’assessore Mazzoleni è intervenuto in Commissione Urbanistica può però trarre in inganno solo i consiglieri comunali compiacenti, disinformati o creduloni: chi vuole invece sentire parlare di cosa invece accadrà con l’approvazione del prossimo Piano regolatore può venire alla

assemblea cittadina sul nuovo Piano regolatore di Torino
giovedì 11 dicembre 2025, alle ore 18,00
presso il CSOA Gabrio
(via Millio 42, Torino)

interverrà in collegamento video
l’architetto Paolo Berdini, 
urbanista,

Dopo anni di attesa e piu’ richieste le risposte alle osservazioni sul piano regolatore arrivano … all’improvviso e di nascosto

Con il preavviso di soli 2 giorni dato solo nella sezione apposita del sito comunale (invisibile ai piu’), è stata convocata per GIOVEDI 4 DICEMBRE alle 14,30 in Sala Orologio la Commissione Urbanistica nel cui corso l’assessore Mazzoleni illustrerà l’analisi sulle osservazioni presentate nel 2020 da cittadin*, associazioni e gruppi al progetto di revisione del piano regolatore attuale, che nel 2023 l’amministrazione Lo Russo ha adottato come base per il piano regolatore nuovo: noi, assieme a comitati e gruppi, avevamo già chiesto che fosse fatto nel luglio scorso e poi ancora in ottobre, l’assessore si è deciso solo adesso e con una modalità la quale non denota voglia di farne partecipe la cittadinanza che quelle osservazioni le aveva presentate e da anni aspettava la risposta dovutagli.

Il piano va veloce: Torino deve far sentire la sua voce!

giovedì 11 dicembre 2025, ore 18,00
presso CSOA Gabrio (via Millio 42, Torino)
assemblea cittadina sul nuovo Piano regolatore di Torino

Il sindaco Lo Russo e il suo assessore sotto inchiesta Mazzoleni hanno ulteriormente accelerato l’approvazione del nuovo Piano regolatore: incuranti della normativa e del  cronoprogramma annunciato dall’assessore stesso, il duo intende far votare alla Giunta/consiglio d’amministrazione della città il preliminare del nuovo piano nel prossimo dicembre e poi al Consiglio Comunale entro fine gennaio 2026, dopo solo due presentazioni, in stile pubblicitario, di cui una totalmente privata dedicata ai portatori d’interessi, individuati tra immobiliaristi e costruttori e non tra chi abita la città.

Una vera partecipazione della cittadinanza in questa prima parte di riscrittura del piano non è pervenuta: infatti gli eventi come “Voci di quartiere”, in cui un numero risibile di persone in una mezz’oretta disegnava il proprio quartiere dei desideri, non hanno rappresentato un luogo di confronto, ma sono stati semplici momenti pubblicitari per cercare il consenso popolare.

Intanto è ripreso il braccio di ferro con la Giunta Regionale per dare un colpo di spugna a tutte le procedure per l’approvazione del Piano regolatore tramite la legge “Cresci Piemonte”: l’obiettivo è sottrarre tutti gli spazi di discussione pubblica fino ad ora previsti con la scusa di abbreviare le procedure!

Dai pochi documenti prodotti resi pubblici (che si riducono ad una manciata di slide) si intuisce che il nuovo piano sia votato più ad aprire la strada alle speculazioni immobiliari ed edilizie che a occuparsi dei problemi della città (lavoro, sanità, mobilità, casa, verde e spazi pubblici, inquinamento). Sindaco e assessore, guidati dalla lunga mano della Fondazione Bloomberg, si preoccupano di chi la usa in maniera temporanea invece che di chi è residente: la vocazione turistica e i grandi eventi, oltre allo sviluppo immobiliare (speculativo perché svincolato da politiche abitative per chi a Torino vive in modo permanente), sono le uniche risorse individuate per il futuro di una città in declino, che la sua classe dirigente vorrebbe trasformare in parco dei divertimenti e strumento per la creazione di rendita e profitto in favore degli investitori privati.

Non possiamo accettare silenziosamente il meschino futuro che viene progettato senza alcun confronto o partecipazione: vogliamo quindi proporre di costruire noi una occasione di partecipazione dal basso per opporsi a questa manovra.

Invitiamo quindi cittadine e cittadini, abitanti, comitati, movimenti, associazioni e gruppi a intervenire e a prendere la parola giovedì 11 dicembre 2025 all’assemblea cittadina che abbiamo organizzato al CSOA Gabrio (via Millio 42) dalle ore 18,00, portando la propria opinione su quello che si sa che potrebbe essere il nuovo Piano regolatore e su quello che invece si vorrebbe che fosse.

Assemblea “Un Altro Piano per Torino”