Sindaco Lo Russo: c’è poco da essere orgoglioso di come è finito l’ex ospedale Maria Adelaide

Nel video pubblicato su Facebook in occasione della visita al cantiere del futuro studentato realizzato nell’edificio dell’ex ospedale Maria Adelaide, il Sindaco di Torino si dice “davvero orgoglioso del positivo partenariato pubblico-privato” che ha trasformato l’Ospedale Pubblico Maria Adelaide in residenza universitaria privata, sia pure convenzionata col Comune di Torino.

C’è poco da essere orgogliosi di non aver mosso un dito contro il comportamento della Regione Piemonte che, dopo ben 4 gare infruttuose, ha poi accettato l’offerta di acquisto dell’edificio del Maria Adelaide a 6 milioni di euro contro il valore di 10.350.000 stabilito della perizia asseverata.

Ad averlo acquistato è stata la società immobiliare finanziaria REAM SGR composta dalle maggiori fondazioni bancarie piemontesi e liguri e dall’ENPAM (Ente di Previdenza dei Medici), che compera immobili, anche storici, per farne studentati, case di riposo, supermercati (ed era stata accusata di turbativa d’asta per l’assegnazione dell’area Westinghouse, ma se l’era cavata con la prescrizione).

E ancor meno c’è da essere orgogliosi di aver bellamente ignorato la deliberazione del Consiglio comunale di Torino n. 1476 del 20 luglio 2020, e la relativa Relazione Illustrativa, che al punto 3.2.2.5 stabilisce di “restituire alla destinazione sanitaria pubblica gli ex-ospedali Maria Adelaide, Valdese, Oftalmico e Einaudi”. E di aver invece approvato la Convenzione con la REAM per la trasformazione del Maria Adelaide in studentato privato, destinando una minima parte (500 mq. sui circa 8.000 complessivi) a sala medica aperta al quartiere.

Uno speculatore immobiliare può andare orgoglioso di questi risultati. Ma il Sindaco di Torino?

Una mostra con brindisi per sindaco e assessore è sufficiente per presentare alla città il prossimo Piano regolatore

Sorrisi, capelli in ordine, giacche e vesti fruscianti, scarpe lucide, qualche tacco a spillo e a far da sottofondo il botto dei tappi di spumante: il bel mondo del comune di Torino e dei costruttori festeggia, venerdì 7 maggio pomeriggio, l’apertura della “mostra” sul preliminare del Piano regolatore organizzata da Urban Lab.

La mostra, informa il suo presidente Boccardo, è costruita su due livelli, ovvero per spiegare cos’è un piano regolatore e cos’è quello nuovo di Torino, con 3 sale le quali  presentano prima la città che verrà, poi le parti che compongono il piano e infine le strategie per raggiungere la “città desiderata”. Insomma la mostra è realizzata per glorificare il progetto preliminare come se fosse una “cosa fatta”, mentre sono ancora numerosi i passaggi che precedono la sua approvazione. La quale, se tutto va come prevede la giunta comunale, avverrà a febbraio del 2027.

Più cauti di Boccardo sono il sindaco Lo Russo e il suo assessore all’urbanistica Mazzoleni. Dal discorso del sindaco scopriamo il segreto di questo nuovo piano regolatore: udite udite … la nostra città è caratterizzata da una forte identità di quartiere, “più che cittadino di Torino, un abitante vi dirà io sono di Santa Rita, io sono di Vanchiglia, io sono di Vallette”, per questo il livello di quartiere sarebbe stato centrale nell’effettuare le scelte operative del nuovo piano (anche se non spiega come).

Dopo aver parlato a lungo di questa “scoperta” dei quartieri, di cui senza ombra di dubbio in città nessuno si era mai accorto, il sindaco ha elencato gli elementi che compongono il prossimo piano regolatore, tra cui l’ormai famosa “perequazione” la cui spiegazione viene dribblata con eleganza definendola “troppo tecnica e complicata”. Come complicato, ci informa sempre il sindaco, è riuscire a “scovare e leggere i documenti del Piano, pubblicati solamente online: da qui nasce l’idea della mostra” (da notare però che questa NON li contiene i documenti del piano medesimo). Per finire il sindaco spiega che fino al 22 maggio c’è la possibilità di presentare “osservazioni”, invitando chi è presente a inviarle esclusivamente tramite la procedura online: ma, ci avvisa, è “difficile se non siete del mestiere”.

Nel frattempo sopraggiunge trafelato anche l’assessore Mazzoleni, che interviene per ricordare quanto è “difficile” scrivere un piano regolatore, quante persone ci hanno lavorato e, con un’inedita “captatio benevolentiae” comunica di attendere le nostre osservazioni, che aiuteranno a rilevare gli errori SICURAMENTE presenti nell’elaborato. E anche lui conferma che, però, presentare le osservazioni è difficile.

Appunti sulla perequazione urbanistica nel Piano regolatore di Torino

Condividiamo gli appunti a cura del Comitato torinese del Forum Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori

Gli appunti trattano la perequazione urbanistica proposta dal Progetto Preliminare del nuovo Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) di Torino. Sono considerazioni tecniche preliminari per facilitare le valutazioni complessive del meccanismo perequativo che risulterà applicato al piano.
La prima parte ha carattere introduttivo e riprende un po’ scolasticamente le analisi e considerazioni sulla perequazione maturate in questi anni. La perequazione urbanistica è una questione che riguarda la pianificazione urbanistica con speciale riguardo alla sua attuazione e gestione.
La seconda parte illustra l’impianto perequativo ipotizzato dalla normativa del Progetto Preliminare di Torino.

 

1. NOTE GENERALI SULLA PEREQUAZIONE URBANISTICA
Data la complessità della tecnica di perequazione e la difficoltà di riproporla in termini esaustivi ci limitiamo a richiamare le disposizioni regionali.

Legge Regionale n. 56/77
Art. 12 bis Perequazione urbanistica e accordi tra soggetti pubblici e privati
1. La perequazione urbanistica è strumento tramite il quale la pianificazione urbanistica persegue le seguenti finalità:
a) evitare le disparità di trattamento tra proprietà immobiliari;
b) ricercare l’indifferenza della proprietà nei confronti delle scelte del piano;
c) perseguire la certezza nella realizzazione delle urbanizzazioni, dei servizi pubblici e sociali, della viabilità, del verde e dell’edilizia sociale, economica e popolare;
d) promuovere il miglioramento della qualità ambientale, paesaggistica e architettonica, anche attraverso forme di compensazione.

2. La perequazione urbanistica trova attuazione tramite indicazioni planimetriche e normative degli strumenti urbanistici che possono comportare il trasferimento, la costituzione e la modifica di diritti edificatori. Essa si può applicare a territori organizzati in ambiti costituiti da parti anche non contigue.

3. La perequazione urbanistica persegue le finalità di cui al comma 1 mediante l’attribuzione negli strumenti urbanistici di equilibrati diritti edificatori alle aree incluse negli ambiti di cui al comma 2, prescindendo dalla localizzazione dell’edificabilità e dalle destinazioni d’uso assegnate dal piano alle singole aree, concentrando tali diritti sulle superfici fondiarie, nonché prevedendo la realizzazione delle dotazioni di servizi, anche mediante cessione gratuita delle aree ad essi destinate.

OMISSIS…

 

1.1 Motivi della perequazione
A fronte di innegabili criticità collegate alla complessità gestionale e richiedenti quindi competenze specifiche e risorse adeguate, alla perequazione sono normalmente riconosciuti numerosi aspetti positivi. In particolare:

semplificazione nell’acquisizione, sostanzialmente gratuita, delle aree per servizi pubblici da parte dei proprietari, riducendo i costi e i tempi amministrativi ed eliminando la necessità di esproprio col superamento, conseguentemente, della questione della “caducità” dei vincoli urbanistici in attesa dell’esproprio;
equità distributiva specialmente riguardante il rapporto tra i proprietari e tra i titolari di diritti edificatori e l’intera collettività: la perequazione consente di distribuire in modo più equo i vantaggi e gli oneri derivanti dalle scelte urbanistiche tra i proprietari di aree e quindi si realizzando una relativa indifferenza della proprietà immobiliare nei confronti delle scelte del piano urbanistico;
qualificazione della pianificazione perché collegata alla immediata dimensione operativa sia pubblica che privata;
incentivazione della partecipazione collaborazione pubblico-privato migliorando l’efficacia e riducendo la rigidità dell’attuazione soprattutto in funzione degli interessi pubblici perseguiti (servizi collettivi, housing sociale, paesaggio, ambiente);
minori pressioni nella formazione del piano (se i proprietari sono titolari dello stesso indice edificatorio, a prescindere dall’effettiva destinazione dei suoli, non sono più interessati a dirottare decisioni pubbliche verso interessi privati).

In sintesi, la perequazione urbanistica può essere uno strumento utile per l’amministrazione pubblica, ma richiede una gestione attenta e trasparente per evitare svantaggi e massimizzare i benefici.


1.2 Funzionamento della perequazione

Ritenendo utile una sintetica semplificazione introduttiva si può affermare che il metodo perequativo funzioni in questi termini:

– attribuzione di un valore edificatorio omogeneo a tutte le aree rientranti in un ambito interessato da un intervento di trasformazione urbanistica;
– previsione di un’area ristretta nella quale dovrà concentrarsi l’edificazione e sulla quale verranno trasferiti tutti i diritti edificatori delle aree rientranti nell’ambito perequato;
– prescrizione che al Comune vengano trasferite gratuitamente le aree destinate a servizi.


1.3 La tecnica perequativa

L’operazione di ridistribuzione degli effetti del piano richiede la determinazione del quadro di riferimento tramite il ricorso all’indice perequativo e la determinazione delle modalità di trasferimento dei diritti (volumetrie) e dei vincoli (inedificabilità) edificatori al fine di equilibrare costi e benefici dell’attività dei soggetti che partecipano alle trasformazioni urbane.
Le tre fasi costituenti la fondamentale premessa per una perequazione efficace sono:

classificazione dei suoli: detta fase è costituita da un’analisi finalizzata all’individuazione di un certo numero di classi formate da lotti tendenzialmente omogenei del punto di vista delle condizioni esistenti di fatto e di diritto;

attribuzione volumetrica ai lotti di una determinata classe: detta fase prevede l’attribuzione di un eguale volumetria ai lotti appartenenti alla medesima classe indipendentemente dalla destinazione finale, cioè delle successive ipotesi progettuali;

previsione delle regole sulla trasformazione cioè la scelta del modello perequativo: è la fase che determina situazioni progettuali ma soprattutto attuative e gestionali diverse a seconda del modello perequativo a cui si intenda aderire con particolare riferimento ad una perequazione endoambito (o, secondo altra definizione, perequazione parziale o a posteriori) o, ad perequazione diffusa (anche detta perequazione generalizzata o a priori). Sono tuttavia frequenti delle scelte perequative intermedie o parziali determinate dalle aspettative del Comune, dalle condizioni territoriali o socio-economiche o dalla efficenza e autorevolezza dell’Ufficio tecnico Comunale, cc.

Pertanto è utile un breve, e forse un po’ astruso, esame delle tipologie perequative.


1.4 TIPOLOGIE DI PEREQUAZIONE

Innanzi tutto é bene ricordare che la perequazione ha un riferimento storico consolidato rappresentato dai piani di lottizzazione e dai piani esecutivi convenzionati (PEC in Piemonte) consistenti in progetti urbanistici nel cui perimetro le quote di superfici dei singoli proprietari sono state convertite in quote di cubatura edilizia e di aree dismesse al Comune per realizzare le infrastrutture e le aree per servizi. Il tutto regolato da una convenzione fra privati operatori e il Comune.
La perequazione urbanistica non esprime un progetto urbanistico concluso ma si “limita” a distribuire nell’azzonamento del prgc le volumetrie private e le aree pubbliche attraverso il trasferimento di cubature.

a. Perequazione classica a posteriori o anche endoambito
Riguarda ambiti circoscritti nei quali i diritti distribuiti tra i proprietari coincidono con l’edificabilità attribuita dal piano in forza della sua autonomia e discrezionalità. I valori oggetto di perequazione (volumetrie) sono gli stessi che il piano attribuisce alle superfici territoriali interessate ed i diritti maturati all’interno del comparto (volumetrie) non possono essere trasferiti all’esterno.

L’indice previsto di edificabilità è attribuito alle aree di trasformazione tramite una quota di edificabilità privata e una quota di volumetrie pubbliche e di suoli destinati alla comunità. L’indice perequativo è unico e dev’essere necessariamente inferiore all’indice fondiario attribuito alle aree destinate all’edificazione affinchè i proprietari delle aree destinate all’edilizia privata siano “costretti” a comprare i diritti edificatori dai proprietari delle aree con destinazione pubblica. Sono “costretti” nel senso che non è conveniente costruire senza aggiungere altra volumetria alla propria. Il privato penalizzato dalla destinazione a servizi prevista dal piano perequativo condividerà comunque i vantaggi dello stesso.

Detto diversamente, il PRGC assegna una potenzialità edificatoria all’ambito nella sua interezza ed è poi il piano attuativo, o altra soluzione perequativa, a ripartire tra tutti i proprietari delle aree interessate dagli interventi le capacità edificatorie e gli oneri correlati alla realizzazione dei servizi pubblici.

Inoltre è praticabile una variante a questo modello classico secondo la quale anche l’edificabilità attribuita ad aree esterne al comparto (anche non contigue) può concorrere alla trasformazione del comparto. In questo caso la edificabilità convenzionale attribuita alle aree esterne per le quali il PRGC esclude la trasformazione urbanistica viene spostata all’interno del comparto determinando una capacità edificatoria aggiuntiva mentre la perequazione degli oneri viene ripartita tra tutte le aree esterne o interne al comparto.

b. Perequazione generalizzata, estesa e a priori
In questo caso il PRGC si limita a prefigurare due macro categorie di fondi (aree di decollo e di atterraggio) lasciando all’iniziativa dei singoli l’individuazione delle possibili soluzioni di atterraggio; il piano non individua quindi la destinazione puntuale dei diritti edificatori ma prevede unicamente che ogni trasformazione sia il risultato di un trasferimento di diritti edificatori provenienti da un fondo sorgente (zona decollo) che si sommano a quelle proprie del fondo accipiente (zona atterraggio) (che nel nel caso di Torino è dato dall’I.B.).

Nel area di atterraggio è previsto un indice di edificabilità convenzionale uniforme per categorie di aree ed espressione dello stato di fatto e di diritto esistente; in sostanza tale indice prescinde dal progetto di piano in elaborazione (e dal relativo carico urbanistico). Il suo valore è volutamente basso e insufficiente per consentire una trasformazione (sia di rigenerazione che di nuova costruzione) nell’area. Essa deve quindi passare obbligatoriamente per la concentrazione sul fondo dei diritti edificatori alloctoni imponendo al privato l’acquisto di aree/volumi in più poi cedute al Comune.

c. Altri modelli intermedi semplificati e mirati
Come già scritto in precedenza, nella realtà si sono succedute esperienze perequative ibride, risultato di interpretazioni pragmatiche del principio perequativo che, di volta in volta, si sono adattate alle caratteristiche urbanistiche e socio-economiche del territorio ma probabilmente anche alla capacità tecnica e alla autorevolezza degli uffici tecnici comunali.
Citiamo come esempio:

applicazioni miste dei modelli perequativi in cui vengono differenziate le aree dove viene applicata una perequazione diffusa, dai tessuti consolidati dove viene applicata la perequazione per comparti;
applicazioni parziali limitate ad alcune componenti strategiche del territorio o limitate ad alcuni segmenti (eventualmente anche non contigui) del territorio trasformabile (zone da riqualificare o di nuova espansione, previsioni infrastrutturali), caratterizzate da necessità o intenzioni edificatorie consistenti, con dispiegamento dei volumi entro le aree di concentrazione e contestuale cessione delle superfici a vantaggio del Comune.
applicazioni episodiche per esempio con legame unico e diretto fra le aree di decollo e atterraggio e in funzione di una acquisizione gratuita e semplificata di aree per servizi pubblici.

d. Soluzioni perequative svincolate dal suolo
Viste le previsioni del nuovo PRGC di Torino appare utile citare anche la modalità perequativa costituita dalle premialità (premi di cubatura) che di fatto è un credito edilizio. Essa in genere:

– è molto ampia e diversificata (risparmio energetico, riqualificazione urbana, edilizia residenziale sociale, valorizzazione ambientale e paesaggistica,…);
– origina una entità (unità di superficie o volume edificabile) analoga alla capacità edificatoria creata dal piano perequativo;
– è anche trasferibile su suoli diversi da quelli che l’hanno generata, nel senso che l’area di impiego del credito non è predeterminata.
Aspetto problematico del credito edilizio è quindi costituito dall’incertezza su tempi e luogo della sua materializzazione.

Parentesi conclusiva
L’attività della perequazione urbanistica, finalizzata alla qualificazione della pianificazione e soprattutto alla gestione urbanistica risente di un approccio che tende ad una prevalenza del criterio di utilità economica.
L’impressione è che la città e il suo sviluppo divengano secondari rispetto alla creazione e alla distribuzione del plusvalore immobiliare esito delle scelte amministrative, fino a trasformare le partnership pubblico/privato in strumenti di natura parafiscale per il finanziamento di opere ed interventi pubblici.

 

1. NOTE SULLA PEREQUAZIONE URBANISTICA NEL NUOVO PIANO REGOLATORE

1. La diffusione della perequazione nel Piano Regolatore
La perequazione proposta (Perequazione generalizzata, estesa e a priori) benchè non comprensiva dell’intero territorio pianificato racchiude l’essenza della struttura urbana (città consolidata) e rappresenta (assieme alla scomparsa dello zoning delle destinazioni d’uso) l’attributo che meglio caratterizza il piano. Procedendo con una analisi più chirurgica si colgono comunque le inevitabili differenziazioni.

2. Zone escluse dalla perequazione. Sono le seguenti:

Zona centrale storica (Norme Tecniche di Attuazione art. 15) escluse perché prive di trasformazioni consistenti che non sarebbero compatibili con gli obiettivi di tutela e conservazione del tessuto urbano che si regge su una disciplina orientata alla salvaguardia dei valori storici e morfologici

Zona della città consolidata collinare (NTA art. 17) escluse perchè prive di trasformazioni consistenti che non sarebbero compatibili con un impianto a bassa densità insediativa posto in un contesto ambientale e paesaggistico.

3. Zone interessate dalla perequazione
Sono divise in zone di decollo (Sending Areas) e zone di atterraggio (Receiving Areas) delle volumetrie o diritto edificatorio che determina un sistema funzionante in modo integrato: le prime cedono diritti edificatori (volumetrie) e vengono poi destinate a finalità pubbliche, ecologiche o collettive, le seconde ricevono queste volumetrie (CEM) che si aggiungono a quelle già esistenti e a quelle edificabili grazie all’indice base uguale per tutte (IB), realizzando quindi una trasformazione urbana espressione prevalente dell’imprenditoria privata.


3.a) Aree di decollo.
Sono le seguenti:

Zona destinata ad attrezzature e impianti di interesse generali (NTA art. 18) e riguardano le specifiche zone urbanistiche:

Aree destinate a servizi urbani o infrastrutturali, (ind. base perequativo IB = 0,30 mq/mq) disciplinate dall’art. 32 delle NTA con la funzione di cui all’art. 21 della LR 56/77 e prioritariamente da cedere al Comune.

Aree destinate a servizi urbani ed infrastrutturali (ind. base perequativo IB = 0,15 mq/mq) disciplinate dall’art. 32 delle NTA con la funzione di cui all’art. 22 della LR 56/77) da cedere al Comune o asservire a uso pubblico.

Aree destinate a servizi ecosistemici o ambientali, (ind. base perequativo IB = 0,02 mq/mq) disciplinate dall’art. 33 con la funzione di cui all’art. 21 della LR 56/77); in questo caso – i proprietari mantengono la disponibilità dei terreni con vincolo di tutela e quindi destinati ad attività compatibili come l’agricoltura o la manutenzione ambientale.

Riepilogando, queste tre destinazioni d’uso del suolo sono disponibili per le esigenze collettive tramite cessione, asseveramento ad uso pubblico o convenzione con vincolo perpetuo di non trasformabilità, e trovano riconoscimento urbanistico nelle seguenti aree:

– AREE A STANDARD URBANISTICI E SERVIZI SOCIALI ED ATTREZZATURE A LIVELLO COMUNALE (NTA art. 32)

– Aree a standard urbanistici per servizi sociali e attrezzature di interesse generale (art. 33) che costituiscono lo standard urbanistico attuativo rispettivamente dell’art. 21 e dell’art. 22 della LR. n. 56/77.

 

3.b) Aree di atterraggio. Sono tutte poste nella città consolidata (NTA art. 16). Per queste aree il Piano stabilisce due livelli di edificabilità:

1. Livello della potenzialità propria determinato dall’indice base perequativo, (IB = 0,30 mq/mq, uguale per tutte le zone di atterraggio) in relazione alle caratteristiche urbanistiche, morfologiche e funzionali dell’ambito; interpreta quindi la natura e le dinamiche insediative in atto.

2. Livello della potenzialità derivata, determinato dalla capienza edificatoria massima (CEM) che si alimenta tramite i diritti edificatori trasferiti dalle zone di decollo; rappresentante la soglia di densificazione oltre la quale non è consentita ulteriore edificazione.

Proponiamo, ancorché assodato, un ulteriore chiarimento,. Nel nuovo Piano Regolatore il diritto edificatorio di base (IB) è concesso a tutti i suoli della sola città consolidata (e non su suoli inedificati, situazione questa che più immediatamente consentirebbe di cogliere la funzione perequativa del piano, ossia quella di rendere tutti i proprietari/suoli uguali di fronte alle scelte del piano), pertanto l’entità di tale diritto volumetrico deve necessariamente tenere conto delle condizioni edilizie in atto, ovvero delle cubature già esistenti. Ne consegue che, se le suddette cubature esistenti sono uguali o maggiori dell’indice base perequativo-IB, non è consentita, di diritto, la realizzazione di ulteriore volumetria aggiuntiva (in questo caso l’indice base perequativo = 0,30 mq/mq viene convenzionalmente adeguato alla cubatura esistente). Se invece è minore, è possibile, per diritto ammesso e quindi gratuito, l’edificazione di ulteriore volumetria fino alla saturazione dellindice base perequativo-IB Sarà comunque possibile incrementare la volumetria fino alla soglia della capienza edificatoria massima (CEM) ma solo tramite l’acquisto di diritti edificatori (volumetria) maturati nelle aree di decollo e previo passaggio al Registro dei diritti edificatori.

Fatta questa premessa, di seguito si riportano gli ambiti di atterraggio:

1. Zone della città consolidata (NTA art. 16), al cui interno ci sono tre classi:

zona B1 — città consolidata densa (1,35 mq/mq)
zona B2 — città consolidata a media densità (1,00 mq/mq)
zona B3 — città consolidata discontinua (0,60 mq/mq)

2. Aree di trasformazione (NTA art. 29, elab. R03-00-01 Disciplina specifica Schede documento).  Su tali aree insiste un indice variabile definito nelle Schede dell’elab. Disciplina specifica Schede documento e compreso fra 0,60 mq/mq, 1,70 mq/mq.

3. Aree ad elevati livelli di accessibilità (1,70 mq/mq) (NTA art. 9) (in ragione del loro ruolo strategico nel sistema urbano.)

Ricordiamo che: la volumetria acquisita dalle aree di decollo si colloca fra l’indice IB (= 0,30 mq/mq) e l’indice CEM (= 0,60 mq/mq,→ 1,70 mq/mq).

4. Ulteriori diritti edificatori
Nell’impianto perequativo sono presenti altri diritti edificatori sotto forma di premialità volumetrica (aggiuntive a quella esaminate finora) che risultano sostanzialmente svincolate dal territorio cioè non sono espressione di meccanismi contabili sviluppati da superfici topografiche. Sono previsti dai commi 7.04 e 7.05 dell’art. 7 delle NTA e riguardano la realizzazione di ulteriori opere di interesse pubblico esterne a convenzioni, la realizzazione di edilizia residenziale, le attività edilizie funzionali al contrasto isole di calore mediante interventi finalizzati alla forestazione urbana in aree di proprietà privata, all’aumento della permeabilità del suolo attraverso la depavimentazione del suolo già consumato. Modalità queste che prefigura una sorta di credito edilizio che è un istituto giuridico che separa il diritto a costruire dal terreno su cui si realizza l’intervento edilizio.


5. Alcune considerazioni
Nel sintetizzare in modo discorsivo l’impostazione della perequazione urbanistica è sorta l’esigenza di annotare alcune breve considerazioni maturate sul momento. Di seguito sono dunque riportati in forma prosaica alcuni spunti e interrogativi eventualmente da sviluppare.

Trasparenza e condivisione dell’attività perequativa. E’ il nodo fondamentale per accettare la perequazione come viene proposta dal PRGC e per intervenire sugli effetti di trasformazioni che prima erano valutabili nei procedimenti di variante urbanistica.

– Gestione della disciplina del piano (e dell’attività perequativa). Non c’è dubbio che rispetto al prgc tradizionale l’impianto disciplinare appare estremamente generico e flessibile richiedendo pertanto una uniformità di interpretazione e una capacità di gestire gli ampi spazi di discrezionalità alfine di evitare disparità di trattamento delle trasformazioni attuative del PRGC.

Sostenibilità della densificazione. E’ necessario una verifica puntuale sulla consistenza della CEM, confrontandola con l’impianto insediativo attuale e con le soglie previste dal PRGC vigente alfine di evidenziare i rischi di una eccessiva densificazione, ciò in particolare in alcuni contesti.

– Premialità extraterritoriali. Occorre rilevare che oltre alla tradizionale fruizione di diritti edificatori attribuiti (IB) o acquistati (CEM) le NTA (art. 7.04-5) consentono diritti edificatori aggiuntivi non maturati dalle volumetrie atterrate ma a compensazione di iniziative private di infrastrutturazione urbana o per edilizia sociale; sono premialità volumetriche in genere non contabilizzate a priori (che comunque non possono superare la CEM) che si configurano come sostanziali crediti edilizi. Si pone il problema di valutare correttamente l’entità dei premi volumetrici maturati da queste iniziative.

– Valorizzazione immobiliare da trasferimento volumetrico. Richiede particolare attenzione l’operazioni di trasferimento volumetrico fra aree normative (NTA art. 7.03, f) che appare finalizzata alla sua valorizzazione previa la rilocalizzazione in ambiti di probabile maggiore prestigio e quindi di maggior qualità economica. La socializzazione di quota di tale valore aggiunto previo prelievo del 50% con contributo straordinario dimostra comunque l’intenzione di recuperare il valore aggiuntivo generato dal Piano regolatore.

[NB. E’ bene ricordare che la totalità della CEM prevista sembrerebbe non è raggiungibile nella sua totalità in quanto le aree di decollo producono minore volumetria]

Determinazione del valore dell’indice IB. In merito alla previsione di un valore unico (0,30) per tutti gli ambiti della città consolidata, operazione condivisibile in linea di principio, è comunque lecito chiedersi se tale uniformità rappresenti fedelmente l’intero contesto oppure siano riscontrabili condizione urbanistiche, giuridiche e fondiarie diversa fra le delle varie zone. Ciò per evitare il rischio di trattare in modo uniforme delle zone non caratteri diversi (?).

– Gestione del mercato dei diritti edificatori – Registro dei diritti edificatori. E’ necessario un ruolo progettuale e programmatico del Comune; nel merito si può constatare che se il Comune ha scarsa influenza nella determinazione nella scelte delle trasformazioni private, esso dovrebbe, perlomeno, governare/programmare in modo rigido l’utilizzo delle aree pubbliche, con funzioni sociali e di salvaguardia ambientali (aree di decollo).

– Il Registro dei diritti edificatori richiede comunque approfondimenti e chiarimenti stante il ruolo nella gestione economica delle trasformazioni.

– Certezza sul progetto della città pubblica. Visti i timori che si avvertono merito alle previsioni di cubature sulle aree a servizi pubblici, è opportuno chiarire, ancorché sia cosa del tutto pleonastica, che la dotazione di potenzialità edificatorie riconosciute a tali aree non pregiudica la funzione pubblico o l’inedificabilità qualora prescritta. Le previsioni a servizi pubblici indicate nelle cartografie progettuali restano quindi vincolante e non compromesse dall’apposizione di indici di edificabilità (che troveranno efficacia esclusivamente nelle aree di atterraggio presenti nella città consolidata).

– Opportunità di deroga. Sono deroghe che richiedono necessariamente delle verifiche locali (NTA art. 6.04, art. 21-Aree a cortina continua).

Mercoledì  29 aprile, alle ore 21.15, incontro in video sul progetto preliminare del Piano regolatore

Mercoledì  29 aprile, alle ore 21.15, incontro in video per fare il punto sull’analisi del progetto preliminare del Piano regolatore, sulla presentazione delle osservazioni e sulle altre iniziative in programma

Per partecipare cliccare sul link https://meet.jit.si/moderated/2a71431be45313dd50c92c5d185ed5b303fac54bbbc08201f2aaca4056cb60a2

(da computer non è richiesta nessuna installazione, da dispositivi mobili si accede da browser oppure con l’installazione dell’app JitsiMeet https://jitsi.org/downloads/ – consigliata)

Selezione degli allegati alla delibera di approvazione del Progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore

Proponiamo qui di seguito una  selezione ragionata dei numerosi allegati alla delibera di approvazione del Progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore  pubblicati sul Geoportale e all’albo pretorio on line del Comune. I documenti, scaricabili cliccando sui relativi link, sono  suddivisi per elaborati urbanistici, idrogeolocici, paesaggistici e ambientali e sono stati scelti per provare a semplificare, per quanto possibile, la consultazione della enorme documentazione che compone il Progetto preliminare. Una panoramica “più veloce” può essere ottenuta dalla lettura dei primi due degli allegati elencati, Relazione Illustrativa e Quaderno: un modello perequativo per il nuovo prg del comune di Torino

 

Elaborati urbanistici

Relazione_illustrativa
http://geoportale.comune.torino.it/web/sites/default/files/mediafiles/allegato_n_269-r01-00-00_-_relazione_illustrativa-signed.pdf

Quaderno: un modello perequativo per il nuovo prg del comune di Torino
http://geoportale.comune.torino.it/web/sites/default/files/mediafiles/allegato_n_263-r01-03-00_-_quaderno_-_un_modello_perequativo_per_il_nuovo_prg_del_comune_di_torino-signed.pdf

Stato_di_attuazione_del_p.r.g._e_permessi_di_costruire_in_deroga
http://geoportale.comune.torino.it/web/sites/default/files/mediafiles/allegato_n_261-r01-0c-00_-_stato_di_attuazione_del_p.r.g._e_permessi_di_costruire_in_deroga_ai_sensi_legge_106-signed.pdf

Verifica_del_dimensionamento
http://geoportale.comune.torino.it/web/sites/default/files/mediafiles/allegato_n_219-r01-01-00-verifica_del_dimensionamento-signed.pdf

Continua a leggere

Presentazione osservazioni e altre iniziative: lunedì 30 marzo 2026, ore 21.00, incontro in video

Per partecipare cliccare sul link https://meet.jit.si/moderated/2a71431be45313dd50c92c5d185ed5b303fac54bbbc08201f2aaca4056cb60a2

(da computer non è richiesta nessuna installazione, da dispositivi mobili è richiesta l’installazione dell’app JitsiMeet https://jitsi.org/downloads/ – consigliata – oppure si accede da browser)

lunedì 26 gennaio 2026, ore 21.00, incontro in video

lunedì 26 gennaio 2026, ore 21.00,

incontro in video

per  fare il punto sull’iter di approvazione del nuovo piano regolatore
in relazione agli aggiornamenti intervenuti

Per partecipare cliccare sul  link https://meet.jit.si/moderated/2a71431be45313dd50c92c5d185ed5b303fac54bbbc08201f2aaca4056cb60a2

(da computer non è richiesta nessuna installazione, da dispositivi mobili è richiesta l’installazione dell’app JitsiMeet https://jitsi.org/downloads/  )

lunedi 23 giugno – organizzazione iniziativa su osservazioni alla revisione del piano regolatore

Gentili associazioni, comitati, movimenti e singol* cittadin*,
l’assemblea permanente Un Altro Piano per Torino (APTo), che si sta occupando da gennaio 2024 di monitorare la riscrittura del Piano Regolatore Generale di Torino da parte della giunta Lo Russo e dell’assessore all’urbanistica Mazzoleni, ha recentemente diffuso un appello per sollecitare l’amministrazione a rendere pubbliche le controdeduzioni alle osservazioni presentate nel 2020 alla proposta tecnica di revisione del PRG attuale, allora formulata dalla giunta Appendino e dall’assessore Iaria, che è stata utilizzata dall’amministrazione comunale attuale come base per la scrittura del nuovo piano regolatore.
Riteniamo che la mancanza di questo atto infici gravemente la procedura amministrativa relativa all’approvazione del nuovo piano regolatore, in quanto non conforme alle leggi sia regionali, articolo 15 c. 10 L.U.R. 56/1977, sia nazionale.
Un primo segnale d’interesse l’abbiamo ricevuto dal consigliere dell’opposizione Andrea Russi, che ha presentato un’interrogazione con risposta scritta sull’iter del nuovo piano regolatore, richiamando anche la questione delle osservazioni non risposte, ma dobbiamo impegnarci tutte e tutti perché il problema diventi di dominio pubblico.
Il piano va veloce! è lo slogan scelto dal comune di Torino anche per pubblicizzare il nuovo PRG: ma a quale prezzo, se non vengono rispettate le regole e associazioni e cittadinanza non ricevono le risposte dovute?
Per organizzare un’iniziativa pubblica sulla questione della mancanza di risposta alle osservazioni presentate, vi invitiamo a partecipare alla riunione organizzativa che si terrà lunedì 23 giugno alle ore 21 in modalità video, a cui si può partecipare (collegandosi tramite l’applicazione Google Meet) cliccando dalle 21 al seguente link https://meet.google.com/wja-sgff-cpa

12 marzo, ore 18 – dibattito: “Le trasformazioni attuate e quelle previste”

Mercoledì 12 marzo alle 18 saremo all’Unione Culturale per portare la nostra opinione di attiviste/i sulle trasformazioni della città e sulle criticità che hanno creato: casa, sanità e ambiente infatti restano per noi concetti fondamentali per il prossimo Piano Regolatore di Torino, a dispetto di quanto professano la Giunta comunale e il suo assessore all’urbanistica Mazzoleni.

mercoledì 12 marzo 2025, ore 18
Unione Culturale, via Cesare Battisti 4B Torino

Le trasformazioni attuate e quelle previste

Numerosi interventi a Torino modificheranno nei prossimi anni la struttura fisica e sociale della città. È in corso la progettazione esecutiva della linea 2 della metropolitana, sono aperti i cantieri della nuova biblioteca a Torino Esposizioni, della riqualificazione del Parco del Valentino e della Cavallerizza. Molte aree ex industriali sono state trasformate e molte altre tra cui Mirafiori e le proprietà delle Ferrovie dello Stato, sono in progetto da tempo, ma mai realizzate. Le proprietà CDP (tra cui il Palazzo del Lavoro) e le caserme dismesse attendono da decenni una riqualificazione e nuove destinazioni d’uso. Con l’annunciato avvio del nuovo Piano Regolatore di cui sono da approfondire le procedure e le tempistiche, si prospetta una nuova visione della città. Nell’incontro si cercherà di capire qual è il cambiamento in corso e cosa avverrà nel prossimo futuro, con quali ricadute sulla qualità della vita. Le scelte permetteranno di riequilibrare il divario tra centro e periferie, di restituire spazi pubblici e opportunità agli abitanti per una città più “giusta”?

Interventi:
Luca Davico, Come è cambiata Torino negli anni scorsi: un bilancio visivo
Emilio Soave, La città che cambia tra annunci e problemi non risolti
Maria Teresa Roli, Un nuovo piano regolatore: con quali mezzi e con quali fini?
Andrea Guazzo, Un nuovo Piano Regolatore dal basso
Introduce e modera Guido Montanari

all’interno del ciclo
Torino cambia, ma come?
Chi governa il cambiamento, a vantaggio di chi e in quali direzioni?
Programma attività 2025 del Gruppo “Città & Territorio”

Camminata dal parco della Pellerina all’area della ex ThyssenKrupp/Ilva: uno specchio distorto

Invitandovi alla lettura e alla diffusione di questo resoconto della camminata svoltasi il 16 giugno scorso, cogliamo l’occasione per informarvi dell’assemblea circoscrizionale sul tema del “nuovo ospedale alla Pellerina” che si terrà lunedì 28 ottobre alle ore 18,30 presso il Teatro Provvidenza in via Asinari di Bernezzo 34/a. Le istituzioni dicono di volere il nuovo ospedale all’interno del parco: vi invitiamo a essere presenti numeros* per dimostrare attraverso la partecipazione democratica e un confronto costruttivo la contrarietà a questa ipotesi.
______________________________________________________________________


C’è un retta grigia, un segmento d’asfalto tratteggiato pieno di veicoli sfreccianti in qua e in là (corso Regina Margherita), che divide una grande area tra i quartieri Parella e Lucento a Torino. Un’area talmente estesa che ha richiesto 4 ore di tempo per essere percorsa e spiegata in passeggiata. Guardi la parte nord, quella oltre la retta grigia, e ne rimani turbato, ammiri la parte sud, una volta varcata la retta, e il turbamento si placa. E quindi ti domandi: cos’è che è andato storto a nord di quella retta grigia e rumorosa? Perché l’impressione è quella di trovarsi davanti a uno specchio distorto. E ancora ti chiedi, siamo proprio sicuri che una retta divida in maniera così netta inferno e paradiso?

Siamo una trentina di persone a porci queste domande in una bella domenica di inizio estate, quasi tutti abitanti della zona. Felici di esserci trovati di fianco alla cascina Marchesa, immersi nel verde e di iniziare la nostra passeggiata all’ombra dei gelsi, desiderosi di ascoltare un racconto ricco di particolari sul parco della Pellerina e sull’ex area industriale. Ma i dettagli del racconto oggi non riguardano gli aspetti bucolici del parco, la sua bellezza e la sua biodiversità. Perché se è vero che l’area verde più estesa di Torino (837.000 mq) ha tanto da offrire sotto questi aspetti, è pur vero che mostra anche alcuni elementi che richiedono delle riflessioni. E il primo di questi elementi in effetti ci appare non appena voltiamo lo sguardo verso la ex cascina, un parcheggio pieno di auto, indicato da Franca Elise, rappresentante dello storico comitato in Difesa della Pellerina, che ci guiderà nella prima parte della passeggiata. Continua a leggere