Il piano deregolatore di Torino. Uno studio sugli usi temporanei

Dall’autunno del 2023 come assemblea Un Altro Piano per Torino seguiamo la genesi del nuovo piano regolatore generale per conoscerne a fondo gli obiettivi, criticarne gli aspetti problematici e al contempo immaginare un piano regolatore alternativo, dal basso, capace di rispondere alle esigenze di chi abita la città. Sin dall’inizio l’assemblea ha istituito dei gruppi di lavoro per elaborare approfondimenti tematici puntuali: un gruppo si occupava di politiche abitative, uno di ambiente, un altro di sanità. C’era ancora un gruppo di lavoro dedicato alla “narrazione” e alla “comunicazione” e aveva il fine di studiare i discorsi delle classi dirigenti impegnate a sviluppare il nuovo piano regolatore, individuarne l’ideologia e gli obiettivi e procedere alla decostruzione. Se i primi gruppi avevano l’ambizione di immaginare un piano regolatore alternativo, l’ultimo intendeva invece smantellare i presupposti di quello in corso di elaborazione presso gli uffici del comune. Questo articolo intende ordinare i risultati della ricerca di quest’ultimo gruppo, e divulgarli.

Nel corso delle prime riunioni dell’intera assemblea si ragionava spesso su un aspetto che emergeva dal cantiere del nuovo piano regolatore: le regole urbanistiche in gestazione apparivano più flessibili e malleabili, in modo da rendere più semplice l’intervento dei privati desiderosi di investire sulla città e sugli spazi edificabili. La delibera sull’atto di indirizzo del nuovo piano regolatore del 2023 stabilisce di “prendere atto dei contenuti della Proposta Tecnica del Progetto Preliminare della Revisione del Piano Regolatore Generale della Città di Torino”. La Proposta Tecnica era stata redatta dalla giunta precedente nella speranza di realizzare una revisione del piano, poi naufragata. Tuttavia il nuovo piano parte dai presupposti della Proposta Tecnica. Il documento della “Relazione illustrativa generale” della Proposta Tecnica sostiene la necessità di garantire velocità d’intervento degli investitori e dunque di assottigliare le regole che vincolano l’azione trasformativa. Queste regole sono le destinazioni d’uso delle aree urbane, ovvero i vincoli definiti dal piano alle attività e alle funzioni realizzabili in un determinato spazio. Già la Proposta Tecnica intendeva rarefare le destinazioni d’uso: “La presente PTPP (Proposta Tecnica del Progetto Preliminare) […] prevede una […] riduzione [delle Aree Normative] da 23 a 13. Questo significa, ovviamente, una più estesa possibilità di intervento all’interno di ciascuna Area Normativa dell’edificato esistente […]. All’interno di ciascuna Area Normativa, la distribuzione delle destinazioni edilizie, seguirà pertanto un andamento maggiormente flessibile in relazione alle esigenze del mercato”. Il nostro gruppo di lavoro intendeva quindi ragionare su questo sogno di flessibilità per comprenderlo in modo dettagliato.

Sin dai primi incontri abbiamo deciso di studiare gli “usi temporanei” in città, perché apparivano come un’anticipazione della flessibilità prevista poi come strutturale nel futuro piano regolatore. Gli usi temporanei prevedono, per un periodo determinato, la possibilità di impiegare immobili o aree urbane in deroga alle regole urbanistiche vigenti. L’amministrazione pubblica deve quindi approvare un uso temporaneo di un’area e affidarne la gestione a un ente privato o del terzo settore che ha presentato un progetto. Nei mesi abbiamo analizzato iniziative capaci di insinuarsi in aree dismesse della città per organizzare eventi culturali, dibattiti, feste e serate musicali al fine di rendere più attraenti e vivi i luoghi, dunque più appetibili per gli investitori. Notavamo allora l’esistenza di strumenti amministrativi ibridi e variegati per favorire la partecipazione del privato agli interessi pubblici e la collaborazione fra terzo settore e istituzioni. Ad esempio abbiamo scoperto come già la giunta Appendino aveva accolto la richiesta del Politecnico di collocare “manufatti prefabbricati” da adibire a “spazi didattici” in un’area un tempo industriale del complesso di Mirafiori. Con la delibera 876 del settembre 2021 la Città permette l’intervento del Politecnico consentendo un “uso temporaneo” in deroga alla destinazione d’uso prevista. L’area apparteneva a Torino Nuova Economia, ente partecipato dal Comune. Nel 2024 il sito viene messo in vendita dalla società TNE e a dicembre dello stesso anno il Politecnico lo acquista definitivamente. In seguito, nel corso delle nostre discussioni, abbiamo scoperto che la Città aveva da poco messo a punto uno strumento che ha l’ambizione di dare ordine a queste iniziative, trovando una formula comune e, pertanto, più facilmente applicabile: una delibera sugli “usi temporanei”.

 

La delibera 444 e gli usi temporanei

La delibera 444 sugli usi temporanei è stata approvata dal Consiglio comunale di Torino il 27 giugno 2022. La delibera definisce i criteri per riconoscere alle aree “nuovi usi, diversi da quelli previsti dallo strumento urbanistico vigente” e nello specifico regola “l’uso temporaneo di aree e fabbricati di proprietà privata […] di durata inferiore ai centottanta giorni annui”, “l’uso temporaneo” di “aree e fabbricati” per una durata superiore ai centottanta giorni e infine “l’uso temporaneo” di “aree libere di proprietà privata” sempre per un periodo superiore a centottanta giorni. Per i periodi più lunghi le concessioni possono durare tre anni e possono essere rinnovate di altri due, “decorsi i quali non potrà essere ulteriormente reiterata”. Eppure la delibera apre anche alla stabilizzazione: “Per tutti gli interventi autorizzati è facoltà dell’Amministrazione […] rendere stabili le destinazioni d’uso temporanee, previa verifica della dotazione degli standard urbanistici, attraverso l’adeguamento degli strumenti urbanistici e il versamento degli oneri relativi alla valorizzazione dell’area ai sensi della normativa vigente”.

Interessanti sono le finalità menzionate dalla delibera stessa: “La presente deliberazione ha l’obiettivo di costruire un quadro di riferimento locale univoco e di semplice utilizzo per rendere immediatamente disponibili aree ed edifici di proprietà privata oggi in attesa di trasformazioni […] al fine di orientare le prospettive di governance dei processi di trasformazione sulla rigenerazione urbana tout-court [sic], attivando dinamiche di rinnovamento di immobili non ancora del tutto trasformati o in attesa di rifunzionalizzazione”. Dunque gli usi temporanei devono insistere su quelle zone in attesa di riqualificazione così da attirare gli investimenti: “l’attuazione dell’uso temporaneo si avvantaggia di una essenziale natura esplorativa volta ad ‘innescare’ la trasformazione di determinati luoghi”. “Da una parte – continua il testo – l’opportunità di innestare nuovi usi […] riporta un’attenzione specifica su alcuni dei luoghi abbandonati o degradati della città” e dall’altra “l’attuazione dell’uso temporaneo promuove un grado maggiore di flessibilità negli usi degli spazi, costituendo uno strumento utile per testare la ricaduta in termini qualitativi di una specifica funzione in un determinato luogo e valutarne l’efficacia rispetto alle esigenze della popolazione”. L’uso temporaneo, allora, non è solo uno strumento d’avanguardia per immaginare una città dalle regole flessibili, ma è anche un’occasione per sperimentare il tasso attrattivo di un’area, la sua possibilità di generare consumi, la disponibilità a stimolare valore simbolico.

 

La campagna comunicativa per il nuovo piano regolatore

Il legame fra la delibera sugli usi temporanei e il piano regolatore è stretto e questo è divenuto evidente nel corso degli eventi comunicativi dedicati al futuro urbanistico di Torino. Dall’autunno del 2023 e fino al 2025 la Città organizza momenti di confronto con la cittadinanza per favorire un sedicente coinvolgimento democratico in vista della scrittura del nuovo piano regolatore. La campagna comunicativa è gestita da Urban Lab. Urban Lab è un’associazione controllata dalla Città di Torino e dalla Compagnia di San Paolo e – si legge sul sito – è nata “per raccontare i processi di trasformazione di Torino e area metropolitana”. Urban Lab è un’agenzia di comunicazione dello sviluppo urbanistico torinese e ha organizzato dibattiti sul nuovo piano nelle circoscrizioni alla presenza di pochi cittadini, degli enti territoriali del terzo settore, degli amministratori e dell’assessore all’urbanistica Mazzoleni. I partecipanti potevano scrivere osservazioni su bigliettini e l’assessore – ovvero colui che ha la direzione politica della stesura del nuovo piano – poteva rispondere ad alcuni quesiti alla fine del suo monologo. Ancora, Urban Lab ha organizzato negli stessi mesi passeggiate nei quartieri per far sì che emergesse ulteriormente la voce degli abitanti. Le iniziative erano nel complesso insignificanti, eppure producevano foto e video utili a costruire una narrazione di partecipazione democratica. In taluni contesti, tuttavia, l’assessore è anche sceso nel merito e ha fornito spunti interessanti.

Lunedì 25 marzo 2024 Urban Lab ha organizzato in Circoscrizione 1 un incontro fra l’assessore Mazzoleni e i consiglieri di circoscrizione. Ha affermato Mazzoleni: «Il lavoro che stiamo facendo è ragionare per anticipazioni. Ogni volta che capiamo una cosa – un obiettivo, o una politica che ci interessa fare, più tecnica o più alta – subito cerchiamo di capire se c’è uno strumento con cui anticiparla rispetto al piano. La logica, un po’ controintuitiva, è che vedrete arrivare pezzi di piano e poi alla fine il piano sarà completo. Non è facilissimo: la delibera sugli usi temporanei è stato il primo pezzo. L’idea che la normazione delle destinazioni d’uso possa essere più libera nelle fasi transitorie rispetto alle fasi finali è una cosa noi che vogliamo mettere nel piano, ma che siamo riusciti a fare prima. L’idea è che dobbiamo anticipare alcune delle cose, altrimenti, se stiamo qua ad aspettare due o tre anni, poi è troppo tardi». Si trattava, almeno, di una conferma in merito all’opportunità del nostro percorso di approfondimento critico.

Mazzoleni è ancora più chiaro il 21 ottobre 2024 in una audizione per la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. “Vado velocemente al tema piano regolatore – ha affermato Mazzoleni – […] un piano regolatore fatto oggi, quarant’anni dopo, [deve] portare a un mutamento di paradigma. Questo è molto complicato in una legge regionale vecchia di cinquant’anni, quindi è una sfida complessa, che ci sta mettendo alla prova, ma che abbiamo deciso di intraprendere. […] Abbiamo in particolare varato quasi subito una delibera sugli usi temporanei, che è una specie di deregulation, ma limitata nel tempo, per cui dandosi un orizzonte di tempo finito, nel caso più lungo al massimo di cinque anni, si è molto più liberi, ma con un’approvazione politica dell’uso che viene proposto e tanti altri casi in cui si è ritenuto che si dovessero far atterrare subito sulla città alcuni principi che poi arriveranno con il Piano regolatore, ma devono essere praticabili subito”. Il termine “deregulation” non è stato mai utilizzato da Mazzoleni negli incontri pubblici. In un contesto diverso – in una audizione con la commissione parlamentare, senza la presenza di giornalisti e cittadini – l’assessore mostra in modo più chiaro la direzione ideologica del piano regolatore in formazione.

 

Gli usi temporanei realizzati

Al momento esistono in città almeno cinque applicazioni delle leggi sugli usi temporanei. In due casi sono stati realizzati servizi pubblici: un ufficio postale temporaneo alle Vallette e un centro di raccolta rifiuti in via Massari. Quest’ultimo è realizzato con i fondi PNRR in un’area dismessa che appartiene già alla Città, quindi la proprietà pubblica non consente l’impiego della delibera urbana sugli usi temporanei. Si legge nella delibera relativa a questo centro di raccolta (la 604 del 2024): “In attesa dell’adeguamento del P.R.G., considerata l’urgenza di realizzare l’ecocentro determinata dalle tempistiche per l’utilizzo dei fondi assegnati, si ritiene opportuno attivare il procedimento previsto all’articolo 23 quater – Usi Temporanei del Testo Unico dell’Edilizia […]. Tale articolo prevede infatti che, allo scopo di attivare processi di recupero e valorizzazione di immobili e spazi urbani dismessi e favorire, nel contempo, lo sviluppo di iniziative economiche, sociali, culturali o di recupero ambientale, il Comune possa consentire l’utilizzazione temporanea di edifici ed aree per usi diversi da quelli previsti dal vigente strumento urbanistico”. Il piano regolatore viene quindi forzato – in attesa di uno nuovo, e più flessibile – per permettere d’impiegare in tempo i fondi PNRR: se non vale la delibera 444 sugli usi temporanei di proprietà private, allora si può far riferimento al Testo Unico dell’Edilizia.

Il terzo uso temporaneo riguarda la struttura del castello di Lucento, situato vicino all’area della Thyssen. Qui una fondazione per l’infanzia e l’adolescenza ha ottenuto dalla proprietà la gestione in comodato d’uso dell’immobile per dieci anni al fine di realizzare un polo socio-educativo e culturale rivolto a bambini e giovani. La giunta comunale è intervenuta con una delibera per il riconoscimento dell’uso temporaneo al fine di consentire al piano terra la realizzazione di un polo museale, un salone polivalente e un “punto di somministrazione”, ovvero un ristorante e una caffetteria. La fondazione, infatti, oltre a realizzare progetti sociali, permette di accogliere privati che intendano organizzare compleanni, celebrazioni di laurea, matrimoni e convegni. Questa ibrida ambiguità fra servizi sociali, arte e attività private sembra una chiave interessante per leggere la città del futuro immaginata dalle classi dirigenti. L’arte, in particolare, gode di un’aura di cultura alta, disinteressata, ma nel concreto pare giustificazione e incentivo di interventi volti ad aumentare il valore di brani di città. Non è un caso, allora, se il quarto uso temporaneo riguarda un complesso immobiliare in corso Giovanni Lanza, affidato all’associazione culturale Flashback per realizzare esposizioni, residenze artistiche, eventi culturali. Non manca la somministrazione di vivande e bevande al bar e bistrot interno alla struttura e nominato “Il Circolino”.

Ancora nel dicembre 2024 la Città di Torino delibera il riconoscimento di uso temporaneo a un immobile in via Cigna all’angolo con via Cervino. La struttura appartiene a AET Immobiliare Spa ed è stata affittata per sei anni da Orange Torino S.r.l., società che controlla una catena di palestre in tutta l’area metropolitana. Orange ha aperto da pochi mesi una palestra nello stabile di via Cigna e offre la disponibilità di numerosi macchinari, docce, una sauna e attività sportive su prenotazione. Per legittimare la sua esistenza in deroga al piano regolatore, la palestra deve garantire un accesso calmierato alle realtà sociali del quartiere tramite il coordinamento della Circoscrizione 7. I pesi e i tapis roulant sono disposti in lunghi corridoi sotto un alto soffitto con vetrate: è uno spazio industriale dismesso. Qui si trovava la SICME che produceva macchine per la smaltatura dei fili di rame. L’azienda è entrata in crisi a inizio secolo ed è fallita nel 2004. Nel novembre dello stesso anno gli operai della SICME hanno occupato per due giorni la portineria per protestare e vigilare sulla vendita, ma sono stati sgomberati dalla polizia. L’ala della SICME adiacente alla palestra è invece adibita a museo d’arte moderna e contemporanea: il museo Ettore Fico inaugurato nel 2014. Nella vicenda di uno stabile emerge allora la storia industriale e urbanistica della città e, di conseguenza, diventano più chiari la funzione e l’orizzonte del nuovo piano regolatore.

 

Dagli usi temporanei al nuovo piano regolatore

Flessibilità, temporaneità e ibridazione: sono queste le tre parole chiave per descrivere le peculiarità di uno strumento amministrativo come gli usi temporanei. E riteniamo che, in modo speculare, la critica agli usi temporanei potrà essere efficace anche per interpretare il piano regolatore in gestazione. L’ultima parola chiave, in particolare, merita ancora una riflessione: gli spazi ibridi mescolano servizi alla comunità e attività imprenditoriali – si fornisce supporto agli adolescenti, ma si apre il luogo alle feste private; si ospita un dibattito sull’arte e si offre la cena al bistrot; si garantisce una vaga accessibilità pubblica a una palestra che resta un’attività privata gestita da un’azienda – e questa ibridazione configura forse il volto futuro della città: ogni spazio potrà essere consegnato agli estrattori di valore e ai loro interessi in cambio di sparuti servizi gestiti dalle stesse entità private.

Il 16 dicembre 2025 la giunta ha approvato il progetto preliminare del nuovo piano regolatore e ne auspica l’approvazione in consiglio comunale entro febbraio 2026. Al momento non abbiamo modo di leggere il testo e ci limitiamo a interpretare le parole veicolate dall’ufficio stampa dell’amministrazione e riportate dai giornalisti. Emerge un piano che prevede un aumento di abitanti o fruitori della città (almeno duecentomila in più) e di conseguenza una crescita edilizia all’interno della città, auspicando un incremento di volumi in altezza. Sono individuate otto zone speciali di trasformazione urbana e, grazie alla perequazione urbanistica, in queste aree elette si disarticolano i vincoli posti dalle destinazioni d’uso e si permette di costruire senza ricorrere alle procedure di variante urbanistica: il costruttore potrà edificare in cambio di interventi pubblici in altre parti di città. Il piano non è ancora stato approvato, restano ancora diversi passaggi formali: ci auguriamo che queste note critiche e analitiche possano contribuire alla forza d’una opposizione collettiva.

lunedì 2 marzo 2026, ore 21.00, incontro in video

lunedì 2 marzo 2026, ore 21.00,

incontro in video

per l’organizzazione dell’assemblea pubblica di venerdì 6 marzo e per  fare il punto sull’iter di approvazione del nuovo piano regolatore
in relazione agli aggiornamenti intervenuti

Per partecipare cliccare sul  link https://meet.jit.si/moderated/2a71431be45313dd50c92c5d185ed5b303fac54bbbc08201f2aaca4056cb60a2

(da computer non è richiesta nessuna installazione, da dispositivi mobili è richiesta l’installazione dell’app JitsiMeet https://jitsi.org/downloads/  )

6 marzo, assemblea pubblica: “Il piano va veloce, ma sul verde non si tace. Le lotte ambientali per un altro piano regolatore a Torino”

6 marzo 2026, ore 18,00
CSOA Gabrio, via Millio 42 Torino
assemblea pubblica

Il piano va veloce, ma sul verde non si tace. Le lotte ambientali per un altro piano regolatore a Torino.

Nell’ultimo numero della rivista Lo stato delle città (Monitor), Alessandra Ferlito intervista alcune voci del comitato che negli ultimi anni ha lottato contro il centro sportivo che, grazie ai fondi PNRR, cambierà in modo irreversibile l’ecosistema del parco del Meisino.

La presentazione dell’intervista e della rivista sarà un’occasione per ragionare sullo stato della lotta al Meisino e allargare lo sguardo sugli altri conflitti ambientalisti in corso: dalla Pellerina al giardino Artiglieri da Montagna, da corso Belgio all’area della ThyssenKrupp. Discutere insieme a chi sta portando avanti queste lotte è un modo per rafforzare la consapevolezza collettiva riguardo alla loro importanza e al legame che esse intrattengono in una fase interlocutoria per la città di Torino.

La serata è organizzata da Un Altro Piano per Torino, che da anni si batte per criticare il nuovo piano regolatore in gestazione e per immaginarne uno alternativo. Le singole lotte territoriali hanno il merito di figurare un’idea alternativa di città, opposta allo spazio aperto alle speculazioni sognato dalle classi dirigenti al potere. Proprio il ragionamento critico sul piano regolatore voluto dall’attuale amministrazione può essere la cornice riflessiva capace di accogliere e interpretare le lotte in corso, fornendo loro un’ulteriore occasione per consolidarsi in una prospettiva di collaborazione.

incontro in video – lunedì 16 febbraio 2026, ore 21.00

lunedì 16 febbraio 2026, ore 21.00,

incontro in video

per  fare il punto sull’iter di approvazione del nuovo piano regolatore
in relazione agli aggiornamenti intervenuti e per l’organizzazione
di una iniziativa pubblica nel mese di febbraio

Per partecipare cliccare sul  link https://meet.jit.si/moderated/2a71431be45313dd50c92c5d185ed5b303fac54bbbc08201f2aaca4056cb60a2

(da computer non è richiesta nessuna installazione, da dispositivi mobili è richiesta l’installazione dell’app JitsiMeet https://jitsi.org/downloads/  )

lunedì 26 gennaio 2026, ore 21.00, incontro in video

lunedì 26 gennaio 2026, ore 21.00,

incontro in video

per  fare il punto sull’iter di approvazione del nuovo piano regolatore
in relazione agli aggiornamenti intervenuti

Per partecipare cliccare sul  link https://meet.jit.si/moderated/2a71431be45313dd50c92c5d185ed5b303fac54bbbc08201f2aaca4056cb60a2

(da computer non è richiesta nessuna installazione, da dispositivi mobili è richiesta l’installazione dell’app JitsiMeet https://jitsi.org/downloads/  )

Torino Va Veloce all’indietro

In questi ultimi mesi un insolito raptus di esternazioni sul nuovo Piano regolatore sembra aver colto il nostro assessore all’Urbanistica. Ma la sua Torino Va Veloce non ha contagiato i suoi uffici: finora non è stato reso pubblico alcun documento che traduca le sue frequenti affabulazioni, nero su bianco,  in tavole, mappe, grafici, relazioni, infatti non ce n’è traccia nel Geoportale sul sito internet del Comune.

I soli atti evidenti secondo i quali Torino Va Veloce, ma all’indietro, sono le delibere di approvazione dei progetti  di costruzione  in deroga ai vincoli vigenti del Piano Regolatore Generale  attuale, o di usi temporanei diversi da quelli consentiti dal piano stesso, annullando o limitando fortemente i suoi lacci e lacciuoli in previsione di quello nuovo, in cantiere da oltre 6 anni.

Dopo una così lunga sonnolenza urbanistica  non possiamo non collegare questi atti concreti alle recenti affabulazioni dell’Assessore Mazzoleni sulle magnifiche sorti e progressive che ci promettono il nuovo Piano regolatore e le sue nuove Forme di Riqualificazione Urbana, in cui la proprietà immobiliare privata potrà fare quello che vorrà senza dover più sottostare a forme di coordinamento e di rispetto delle regole urbanistiche attuali.

L’abitante di Torino che voglia sapere modalità e dimensioni  di quel che si prepara cercherà invano la relativa documentazione, benché l’Assessore parli di tempi stretti per l’approvazione da parte del Consiglio comunale sia del progetto preliminare del Piano, nei primi mesi del 2026, che del Piano definitivo (prima della scadenza dell’attuale consiliatura, a inizi 2027).

E’ vero che dopo l’approvazione del progetto preliminare sarà possibile presentare le osservazioni, ma in tempi ridotti e insufficienti  data la mole dei documenti da consultare.

Non è questa la partecipazione popolare alla formazione delle decisioni che sostanzia la democrazia istituzionale, ridotta così a pratica burocratica senza visione né respiro.

lunedì 12 gennaio 2026, ore 21.00, incontro in video

lunedì 12 gennaio 2026, ore 21.00

incontro in video
per discutere sull’iter di approvazione del nuovo piano regolatore
e delle iniziative da programmare in previsione della discussione
nel Consiglio Comunale e della successiva presentazione delle osservazioni

Per partecipare
(connessione tramite google meet, via pc non richiede l’installazione di applicazioni)
cliccare sul  link

https://meet.google.com/qan-uqeg-ofh

VOCI DAL PIANO REGOLATORE – il comunicato stampa del Comune

Ieri la Giunta comunale ha votato il progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore Generale, ne danno annuncio le voci del sindaco e dell’assessore in un lungo comunicato che però nuovamente non spiega nulla dei contenuti del testo.

Il sindaco afferma: “Quello approvato oggi è un progetto collettivo, nato da un percorso condiviso con cittadini, istituzioni, imprese e comunità locali”. Certamente non un percorso trasparente, ci viene da affermare in prima battuta, perché purtroppo le semplici cittadine/i come noi non possono accedere ai documenti  votati perché il Comune non rende più pubblici le delibere di giunta!

Il resto del comunicato è una facitura di buoni propositi e ideologia flessibile per nascondere il vero obiettivo del piano targato Lo Russo / Mazzoleni: aprire la strada agli immmobiliaristi e alla cementificazione. Per poterlo fare prevedono che la futura popolazione della città raggiungerà il numero di 1.050.000 abitanti, quasi 200.000 in più rispetto a quelli attuali, aggiungono i giornali nelle croniche torinesi che riportano il comunicato.

Un piano che viene raccontato come incentrato sui 34 quartieri della città, ma che in realtà con il sistema delle Figure di Ricomposizione Urbana (FRU) li ammassa in calderoni flessibili per piegare ogni bisogno e necessità di pianificazione e progettazione urbana agli interessi privati. Le 8 FRU descritte dal sindaco, che nel nuovo piano hanno sostituito le ZUT (Zine Urbane di Trasformazione) come strumenti di regolamentazione delle trasformazioni urbane, avranno però standard per i servizi (sanità, formazione, lavoro, etc.)  estremamente flessibili: secondo il sindaco saranno “standard prestazionali di sostenibilità richiesti per le nuove costruzioni e per gli interventi di demolizione e ricostruzione, aree con criteri innovativi di gestione” 

La promessa del consumo di suolo zero e di attenzione per l’ambiente, piu’ volte ribadita dall’assessore in Commissione urbanistica, risulta già smentita dal riferimento all’Ospedale Torino Nord all’interno del Parco della Pellerina e al “parco” nell’adiacente area Thyssen (che sappiamo verrà semplicemente messa in sicurezza ma non bonificata).

BENVENUTA SPECULAZIONE!

Assemblea cittadina sul nuovo piano regolatore – 11 dicembre 2025

Giovedì 11 dicembre si è svolta al CSOA Gabrio (che ringraziamo per l’ospitalità, l’assistenza tecnica e la partecipazione) l’assemblea cittadina sul prossimo piano regolatore, che abbiamo organizzato a ridosso dell’annunciata approvazione del suo progetto preliminare da parte della Giunta comunale.

L’invito a partecipare rivolto a cittadin*, comitati, movimenti, gruppi e associazioni è stato accolto positivamente e un buon numero di persone hanno presenziato durante le due ore di svolgimento, ascoltando gli interventi iniziali da parte nostra e intervenendo poi con pareri e proposte per continuare la mobilitazione contro il piano.

Mobilitazione che abbiamo proposto si avvii a partire dalla prima discussione del progetto preliminare in Consiglio comunale, presumibilmente a gennaio 2026 e continui durante i vari passaggi successivi per l’acquisizione dei pareri necessari di circoscrizioni ed enti pubblici. E passi anche attraverso la presentazione delle previste osservazioni da parte di cittadinanza e soggetti collettivi- Osservazioni di cui, come per i pareri degli enti, il Consiglio comunale deve tenere conto, accogliendole oppure rifiutandole singolarmente e in modo motivato in occasione della seconda e definitiva approvazione del progetto: approvazione definitiva che l’amministrazione comunale vorrebbe avvenisse entro inizio 2027, in tempo utile per avere il nuovo piano regolatore efficace prima delle elezioni amministrative previste nella primavera dello stesso anno.
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L’assemblea era iniziata con la proiezione di un video  prodotto da Trancemedia.eu (che ringraziamo) come sua promozione e che anticipa un prossimo lavoro più esteso. Prima dell’apertura del confronto pubblico è inoltre intervenuto in collegamento video l’architetto e urbanista Paolo Berdini, confermando il declino a livello nazionale, nella pratica ma anche a livello culturale e legislativo, del concetto di urbanistica come programmazione e gestione delle città, sostituita da deregolamentazioni e liberalizzazioni in favore della rendita immobiliare privata (e il conseguente saccheggio dell’ambiente e del paesaggio), che potrebbero essere presenti già nel prossimo piano regolatore torinese.

Per contrastare questa tendenza del nuovo piano, Berdini ha consigliato di individuare tramite  mappatura e poi sorvegliare, nel piano medesimo, le aree della città indispensabili da salvaguardare, di prestare attenzione alle destinazioni previste per le aree dismesse e di insistere perchè sia prevista una politica per la casa pubblica, dichiarandosi inoltre disponibile a continuare a seguire l’evoluzione del progetto.

Gli interventi di chi era presente, cittadin* oppure attivist* di comitati, movimenti, gruppi e associazioni, oltre a portare le esperienze vissute in prima persona e nelle vertenze cittadine contro gli usi impropri e i progetti distruttivi di territorio e ambiente, hanno confermato la necessità della mobilitazione contro il nuovo piano regolatore per tentare di bloccare le conseguenze negative che si potranno individuare dalla documentazione una volta che questa sarà resa pubblica: sia con iniziative che diano visibilità alla mobilitazione stessa, sia con un’opera di informazione alla cittadinanza, più capillare possibile, sulle conseguenze che il piano avrebbe, anche per contrastare la soffocante propaganda comunale a cui ci ha abituato lo slogan “Il piano va veloce!”

L’assemblea si è conclusa con la dichiarazione dell’impegno da parte di Un altro piano per Torino a informare sui passi del processo di approvazione del nuovo piano regolatore man mano che saranno resi noti e convocare di conseguenza nuovi momenti di discussione e per l’organizzazione della mobilitazione.

Osservazioni al piano regolatore in Commissione urbanistica: due ore dopo cinque anni

Giovedì 4 dicembre 2025 nel corso di una Commissione Urbanistica l’assessore Mazzoleni ha parlato delle osservazioni sulla proposta tecnica di revisione del piano regolatore, promossa dalla giunta Appendino nel 2017. Osservazioni che erano state dimenticate, nonostante l’assessore avesse ripreso nel 2023 proprio quella proposta, ormai datata, per avviare l’ultima fase della progettazione del nuovo piano regolatore e che “Un altro piano per Torino” e altri presentatori di quelle osservazioni avevano ripetutamente chiesto che ricevessero invece risposta esplicita, essendo state un momento di partecipazione ben piu’ consistente che non gli incontri di “Voci di quartiere” realizzati da assessore e Urban Lab.

L’assessore, nelle due ore di svolgimento della commissione, ha illustrato le osservazioni raggruppate per tipologia di oggetto e presentatori, affermando che la legge regionale sull’urbanistica prevede solamente che il Comune ne debba tenere conto nel formulare il progetto preliminare del piano. Pertanto chi aveva presentato un’osservazione dovrà andare a cercare nel suo testo la risposta e verificare se e come l’amministrazione comunale ne avrà tenuto conto!

Due ore in cui l’assessore Mazzoleni ha anche dato un’idea di come sarà cambiato il vecchio piano: trasformando l’ospedale pubblico Maria Adelaide in studentato privato o destinando 60.000 mq circa del parco pubblico della Pellerina a ospedale privato, liberalizzando i permessi di costruire e gli usi temporanei, consentendo che il verde naturale sia sostituito dal verde su soletta di cemento, accorpando gli standard urbanistici in una sola categoria discrezionale, consentendo lo smembramento di parti della città tra singole proprietà private tramite le Figure di Ricomposizione Urbana (FRU), prevedendo la monetizzazione dei servizi pubblici. Appare chiaro che i cinque anni dalla delibera di Proposta tecnica del progetto preliminare non sono peró passati inutilmente: sono serviti a smantellare sistematicamente il vecchio piano regolatore, ma senza sostituirlo con nuovi opportuni aggiornamenti che fossero utili a impedire il più possibile la libertà di azione degli speculatori fondiari e immobiliari.

L’eloquio accattivante con cui l’assessore Mazzoleni è intervenuto in Commissione Urbanistica può però trarre in inganno solo i consiglieri comunali compiacenti, disinformati o creduloni: chi vuole invece sentire parlare di cosa invece accadrà con l’approvazione del prossimo Piano regolatore può venire alla

assemblea cittadina sul nuovo Piano regolatore di Torino
giovedì 11 dicembre 2025, alle ore 18,00
presso il CSOA Gabrio
(via Millio 42, Torino)

interverrà in collegamento video
l’architetto Paolo Berdini, 
urbanista,