Dopo nove anni di lungaggini procedurali, vede finalmente la luce il Progetto preliminare di Piano Regolatore della Città di Torino. Tanto c’è voluto per ribaltare completamente i principi basilari dell’urbanistica che attribuiscono al Consiglio Comunale il potere decisionale sull’uso del suolo, sostituendo il diritto di esproprio del Comune con un più accomodante metodo di perequazione, che toglie al pubblico il potere decisionale sulle aree destinate a servizi pubblici e lo condivide con i privati proprietari delle aree stesse concedendo loro diritti edificatori remunerativi in base al valore della rendita dell’area oggetto della perequazione.
Il tutto realizzabile mediante trattative dirette tra il privato proprietario e gli uffici comunali, trattative sancite da una delibera di Giunta senza più passare dall’approvazione del Consiglio comunale, che in tal modo viene privato del potere di governo del territorio attribuitogli dalla legge. Non avrebbero così più ragion d’essere le numerose varianti urbanistiche degli anni passati e ne trarrebbero vantaggio sia la trasparenza sia la velocità delle procedure.
Resta il fatto che i cittadini e le cittadine torinesi – rappresentati dal Consiglio comunale – resterebbero all’oscuro di tutto e si troverebbero davanti al fatto compiuto senza averlo conosciuto in tempo per poter eventualmente intervenire prima della decisione finale. E trovando notevoli difficoltà nel ricostruire l’iter sul sito del Comune, recentemente ristrutturato e reso di ancor di più difficile accesso e lettura: quasi a voler scoraggiare anche questa modalità di partecipazione popolare. Un’altra novità è la conferma della “destinazione d’uso temporaneo” per un tempo limitato che prevedibilmente evolverà in “definitivo”.
Ci auguriamo che nei prossimi 60 giorni di tempo per la presentazione delle osservazioni anche molti comitati e movimenti dal basso se ne facciano promotori, per cambiare l’impostazione del nuovo PRG e restituire al Consiglio comunale, e ai cittadini e le cittadine torinesi che rappresenta, il pieno potere di governo del territorio, a favore della collettività e non della proprietà privata. Noi cercheremo di fare la nostra parte

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Dall’autunno del 2023 come assemblea Un Altro Piano per Torino seguiamo la genesi del nuovo piano regolatore generale per conoscerne a fondo gli obiettivi, criticarne gli aspetti problematici e al contempo immaginare un piano regolatore alternativo, dal basso, capace di rispondere alle esigenze di chi abita la città. Sin dall’inizio l’assemblea ha istituito dei gruppi di lavoro per elaborare approfondimenti tematici puntuali: un gruppo si occupava di politiche abitative, uno di ambiente, un altro di sanità. C’era ancora un gruppo di lavoro dedicato alla “narrazione” e alla “comunicazione” e aveva il fine di studiare i discorsi delle classi dirigenti impegnate a sviluppare il nuovo piano regolatore, individuarne l’ideologia e gli obiettivi e procedere alla decostruzione. Se i primi gruppi avevano l’ambizione di immaginare un piano regolatore alternativo, l’ultimo intendeva invece smantellare i presupposti di quello in corso di elaborazione presso gli uffici del comune. Questo articolo intende ordinare i risultati della ricerca di quest’ultimo gruppo, e divulgarli.
La serata è organizzata da Un Altro Piano per Torino, che da anni si batte per criticare il nuovo piano regolatore in gestazione e per immaginarne uno alternativo. Le singole lotte territoriali hanno il merito di figurare un’idea alternativa di città, opposta allo spazio aperto alle speculazioni sognato dalle classi dirigenti al potere. Proprio il ragionamento critico sul piano regolatore voluto dall’attuale amministrazione può essere la cornice riflessiva capace di accogliere e interpretare le lotte in corso, fornendo loro un’ulteriore occasione per consolidarsi in una prospettiva di collaborazione.